CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Melito Porto Salvo, La famiglia di 'Totò' Pino, dona un defibrillatore all'Istituto Superiore 'Familiari' nel corso di una cerimonia

Grosse novità all’Istituto comprensivo “Giovanni Familiari”, a partire dal” preside” e dal preside vicario, nuovo look per l’orto botanico e non solo.  Uno studente ‘fotografa’ il nuovo corso della prestigiosa scuola melitese, da cui sono usciti, magistrati, avvocati, ingegneri, professori, presidi, sindaci, medici, architetti, calciatori di fama ecc. La cerimonia, con il patrocinio anche della F.I.D.A.P.A. per la consegna del defibrillatore semi-automatico, illustrato con un’opportuna simulazione, una  dimostrazione pratica sull’uso dello strumento sanitario, dal dottor Giovanni Putortì,  dirigente medico Servizio  Anestesia e Rianimazione ospedale “Guido Candida” di Locri, dopo l’introduzione, sempre per la parte scientifica del dottor, professore Scipione Carerj, personaggio di respiro internazionale, melitese doc, si è svolta nell’auditorium liceale. Il saluto del “Preside” Domenico Zavettieri e del sindaco con un’apparizione lampo. Nemmeno se fosse…Kinowa. Un servizio eccellente anche, la coreografia del personale non docente, sotto la regìa del dirigente amministrativo, Mallamaci

MELITO PORTO SALVO, ISTITUTO SUPERIORE “GIOVANNI FAMILIARI” (LICEO CLASSICO-ITC), LA SUGGESTIVA CERIMONIA DI CONSEGNA DEL DEFIBRILLATORE, DONATO DALLA FAMIGLIA PINO, ALLA PRESENZA DEL DIRIGENTE, DOMENICO ZAVETTIERI E DI ALTRE AUTORITÁ CULTURALI, CIVILI, POLITICHE  E MILITARI E DEGLI STUDENTI, COLONNA PORTANTE DELL’ISTITUTO. UNO STUDENTE, ROSARIO BRANCA: “C’È QUALCOSA DI NUOVO SOTTO IL SOLE”. GIUSEPPE ZAVETTIERI:”SIAMO ALLO SPARTIACQUE FRA LA VECCHIA E LA NUOVA SCUOLA









Al tavolo anche la dottoressa Luisella Marra, presidente della Fidapa, sezione di Melito Porto Salvo, l’avvocatessa Emilia Pino, donatrice e socia Fidapa. Ha coordinato e moderato i lavori la professoressa Ignazia Crocè, giornalista-pubblicista, docente (Vicaria). Ha relazionato, il professore Scipione Carerj, tra l’altro anche Direttore dell’U.O.S. Diagnostica Vascolare dell’Università di Messina sul tema”La morte improvvisa dei giovani dimensione del problema” (Ogni anno in Italia avvengono settantatrèmila  decessi per morte cardiaca improvvisa; tra questi, la morte prematura  del povero Totò Pino  41enne, che ha lasciato la famiglia, moglie e tre figlie, padre madre e sorelle distrutti dal dolore.) . L’intermezzo musicale, a cura della cantante Francesca Stelitano, allieva  di ‘Zina’Crocè, del ‘Corso Brocca’; delle violiniste Anna Maria Barone, Francesca Ficara e Chiara Ficara dell’I.T.S “Euclide” di Bova Marina. Alla presenza anche del dottor Elio Stillittano, direttore U.O.C. Medicina Interna Ospedale ‘Tiberio Evoli’ di Melito Porto Salvo; del dirigente (‘Direttrice’) delle scuole elementari e materne di Melito Porto Salvo, Concettina Sinicriopi; del dirigente scolastico Nino Nastasi; del già presidente del Comitato Pro Ospedale, dottoressa Maria Spatolisano ecc.
Domenico Salvatore


Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) - Sabato 10 novembre, alle 9.00- Nuova gestione, nuovo corso, nuova metodologìa. Rimane intatto, il prestigio di una scuola, che ha sfornato fior di campioni.Ma l’obiettivo è quello di aumentarlo. Per stare al passo coi tempi e con le accresciute esigenze on line della new generation, che smanetta bene sul computer; s’interfaccia con i social net-work come Second Life, My Space, Facebook, Twitter; ’Io speriamo che me la cavo’ con i-phone, i-pad, i-pod, e-book ecc. Scontata ed inevitabile evenienza. L’Istituto comprensivo “Giovanni Familiari”, meglio noto come ‘Il Liceo’ cittadino, si è rifatto il maquillage. La prestigiosa scuola melitese, (con qualche incidente di percorso fisiologico), continua a  presentare sulla ribalta della società civile e del Jet Set, se non del cafè society, esponenti di peso e di statura, di chiara fama e consistenza culturale, nei più svariati campi dello scibile umano: magistrati giovani, dinamici, tecnologici; avvocati di grido; ingegneri di fama; professori d’alta professionalità; presidi esperti e competenti; sindaci che contano; medici di respiro internazionale; politici gettonati; architetti illustri; calciatori di nomea nazionale ecc..Alcuni dei quali, insigniti col ‘Premio Giovanni Familiari’, istituito dalla famiglia del Tenente Colonnello,  a cui è intitolato il “Liceo”; annualmente assegnato agli studenti più bravi. Ha smontato il “preside” Enzo Mandalari per sopraggiunti limiti di età. Ha raccolto il testimone, il suo collega, Domenico Zavettieri ‘junior’, originario di Roghudi, omonimo del preside-sindaco in pensione di Bova Marina. Normale avvicendamento, previsto dalla Normativa, ma è chiaro che ogni dirigente, porti il suo timbro, il suo stile, la sua ottica e visione; se non, angolazione. ‘Mimmo’ Zavettieri, non ha perso tempo. Immediato il lifting all’oasi di Viale della Libertà, più simile all’Isola del tesoro (il capolavoro dello scrittore scozzese, Robert Luis Stevenson).

Mancano solo: Jim Hawkins, Long John Silver, il capitano Smollet, il dottor Livesey, il cavaliere Trilawney, Ben Gunn, il capitano Flint, la locanda "Ammiraglio Benbow", l’Hispaniola e tutto il contorno fiabesco dei pirati, che ha fatto sognare ad occhi aperti intere generazioni di ragazzini (prima dell’avvento di Google, Wikipedia, della cultura on line ecc.); che hanno sviluppato il ‘motore di ricerca’ della fantasia. “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto Yoh, oh, oh! E una bottiglia di Rhum! Quando batte il vento yo oh oh oh oh oh oh oh!….Si parte con una serie di iniziative di vario sapore e tenore, che caratterizzeranno il nuovo corso. Sebbene questo, sia un altro paio di maniche. Una cerimonia importante, sullo sfondo di una scuola che cambia disco, codice e registro; se non uno spartiacque tra la vecchia e la nuova scuola di terza o quarta generazione. Come ha detto ’ciclone Giuseppe’ Zavettieri, che ha rubato la scena a tutti per un attimo. Il tempo necessario, per strappare l’applauso a scena aperta; sino, a spellarsi le dita. Concetto ribadito da un altro studente, Rosario Branca, in brodo di giuggiole, per l’assist; il cambiamento che fa ben sperare per il futuro. Oggi si punta molto sulla New Economy. “Il termine New Economy, è stato coniato nel 1998 dal saggista statunitense Kevin Kelly col best-seller New Rules for a New Economy. Nel libro, fonte Wikipedia, sono elencate dieci buone regole per affrontare i nuovi mercati: Cogliere la corrente; Massimizzare i profitti; Cercare l'abbondanza, non la scarsità; Scegliere la libertà; Privilegiare il web; Puntare sul massimo; Dai luoghi agli spazi; Niente armonia, tutto flusso; Vince, chi ha i consumatori migliori; L'opportunità prima dell'efficienza.

I punti cardine su cui si basa la new economy non sono tanto i beni materiali quanto immateriali: idee innovatrici; l'informazione come bene di scambio; il software”.Una cerimonia ricca di messaggi. Uno spazio considerevole è stato dedicato alla personalità dello scomparso ‘Totò’ Pino, in nome del quale è stato donato alla scuola, il defibrillatore semi-automatico. Molto preziosa la simulazione con tanto di manichino su una lettiga, inscenata dal primario di Anestesia del nosocomio locrese, dottor Giovanni Putortì e dal suo aiutante. La scuola si attrezza di uno strumento medico-sanitario di enorme valenza per la prevenzione, la diagnostica e la terapia di…contrattempi e disguidi, incidenti ed imprevisti, collegati con il cuore.  Ora il ‘Familiari’, respira un’aria nuova. Non è l’Aria sulla IV Corda di  Johann Sebastian Bach. Ma “Va’ dove ti porta il cuore”, il romanzo di Susanna Tamaro, Rizzoli editore, nonna Olga e sua nipote, non c’entrano ovviamente, in questa storia, se non di soppiatto. Nemmeno ‘L’aquila di Ligonchio’… “Avevo una ferita in fondo al cuore,/soffrivo, soffrivo?/Le dissi non è niente ma mentivo,/piangevo, piangevo./Per te si è fatto tardi è già notte,/non mi tenere lasciami giù/mi disse non guardarmi negli occhi,/e mi lasciò cantando così:/"Che colpa ne ho/se il cuore è uno zingaro e va/catene non ha,/il cuore è uno zingaro e va./Finché troverà,/il prato più verde che c'è/raccoglierà le stelle su di sé/e si fermerà chissà... e si fermerà"…/”. Il cuore è un organo importantissimo del corpo umano, come soleva affermare Christiaan Barnard; chirurgo sudafricano, assurto a fama mondiale per aver praticato il 3 dicembre 1967, il primo trapianto cardiaco della storia della medicina. Nella cultura egizia…regno dei morti,Thot, Anubi ed Horus, pesavano il cuore, posto su un piatto della bilancia; sull’altro, come controparte, una piuma.

In palio, i Campi Elisi, dove il grano era alto sette braccia; oppure, qualora il cuore pesasse di più della piuma di Maat, veniva dato in pasto ad Ammit. Era una questione di cuore, la disputa per l’assegnazione del “Pomo d’oro della Discordia” fra le tre donne dell’Olimpo Minerva, Giunone e Venere; al matrimonio di Teti e Peleo. Quest’ultima, prescelta dall’arbitro Paride, ricambiò, facendo innamorare Elena di Troia, la donna più bella del mondo, del principe troiano. Di mezzo c’è sempre il cuore. Anche quello di Little Tony…”  Un cuore matto che ti segue ancora/e giorno e notte pensa solo a te,/e non riesco a fargli mai a capire/che tu vuoi bene a un altro e non a me./Un cuore matto, matto da legare,/che crede ancora che tu pensi a me,/non è convinto che sei andata via,/che m'hai lasciato e non ritornerai…”. E quello  di Placido Domingo.../ Catarì, Catarì, pecche' me dice sti parole amare? /pecche' me parle, e 'o core me turmiente, Catarì?/ Nun te scurda' ca t'aggio dato 'o core,/ Catarì,/ nun te scurda'!/ Tu nun ce pienze a stu dulore mio/ tu nun ce pienze, tu nun te ne cure./ Core, core 'ngrato, /t'haie pigliato 'a vita mia,/ tutt'e' passato/ e nun ce pienze cchiu'!/ …” Al tavolo, presenziava pure il dottore professore Scipione Carerj; una celebrità di fama internazionale, specialista del cuore; melitese doc; parente, del luminare della Medicina, Bruno Spatolisano (Il responsabile della Toponomastica cittadina, aspetta…la carrozza, per  intitolargli una strada; il sindaco o l’assessore al ramo, l’ispirazione divina per consegnare pubblicamente un attestato di benemerenza al professore Carerj, un curriculum vitae, lungo da qui all’eternità; ma, non è miopia culturale). Ha funzionato alla meglio, il servizio di hostess & stewards, l’omaggio floreale e la scenografia. Nulla è stato lasciato al caso. Sebbene in sottofondo, ogni tanto si sentisse la voce stridula, sorniona e dispettosa del solito immancabile Franti, compagno di Enrico, Garrone, De Rossi, Crossi e Precossi, che pareva schizzata fuori dal libro “Cuore”; tanto per cambiare. E non c’è maestro Perboni, che tenga. Il resto della “truppa” ha saputo resistere al canto delle sirene. Ed è rimasta incollata alle poltroncine. Inchiodata, sotto la spada di Damocle dei flash e delle telecamere mobili; se non dall’emozione. Benchè il ‘Supermolleggiato’ dica che…” Io non so parlar d'amore/l'emozione non ha voce/e mi manca un pò il respiro/se ci sei c'è troppa luce/la mia anima si spande/come musica d'estate/poi la voglia sai mi prende/e si accende con i baci tuoi/Io con te sarò sincero/resterò quel che sono/Disonesto mai lo giuro/ma se tradisci non perdono/…”

C’è attesa anche per l’esibizione della piccola Maria Callas in erba, alias Francesca Stelitano. Non va in onda “La Traviata” e non siamo “Alla Scala” di Milano. Tuttavia la ‘soprano’, dimostra di avere talento da vendere. Un’esibizione che incanta la platea coma Aida(Renata Tebaldi); se non Santuzza nella Cavalleria Rusticana, Leonora nel Trovatore, Liù nella Turandot. Alla fine dell’esibizione, applausi scroscianti come il Niagara Falls sotto il Ponte dell’Arcobaleno; come al Madison Garden Squadre di New York, dopo che Luciano Pavarotti ha cantato "Nessun dorma",  "Torna a Surriento" e "'O sole mio"; se non “La donna è mobile”. Tutti in piedi e cori da stadio, come quando gioca ‘Madama’ al ‘Delle Alpi’. Strameritati. E non c’è enfasi. Ma poco prima nel Santuario di Apollo, a Delfi, ombelico del mondo, c’era una Pizia speciale, Alma Malara, ispirata da Calliope ed Erato opportunamente ‘accompagnata’ da un sottofondo trascendentale, che pareva uscire dalla lira famosa di Orfeo. Ammaliante come la rapsodia, suonata per riportare in vita la sposa Euridice. Dice Ovidio nella “Metamorfosi…” Caronte lo aveva traghettato sull'altra riva dello Stige, il fiume infernale; Cerbero, l'orribile cane con tre teste, non aveva abbaiato; le Erinni, terribili dee infernali (Aletto, Tisifone e Megera), si erano messe a piangere. I tormenti dei dannati erano cessati (Tantalo non aveva più fame e sete...) e ogni creatura, compresi il dio Ade e sua moglie Persefone…”.

Due poesie melodiose, declamate con calma olimpica…”Adelante Pedro con juicio”, avanti, Pietro, con giudizio. Battuta celeberrima, che il Manzoni, mette in bocca al cancelliere Ferrer, (Promessi sposi, cap. XlI); che la rivolge al suo cocchiere, mentre la carrozza passa attraverso una folla di dimostranti, diretta al palazzo del Vicario di provvisione assediato e minacciato di morte. C’erano là, in vetrina, a bordo pista, in bella mostra tre”stradivari”, tre leggiadre fanciulle, (Chiara Ficara, Anna Maria Barone e Ficara Francesca, che trillavano con l’archetto di Niccolò Paganini. Tre miss sulla passerella di Carlo Conti, che conferivano alla coreografia, un tocco magico. Mandrake solo, avrebbe potuto  spiritualizzare Joselito,  per sentirlo cantasse divinamente “Violino tzigano”..  Toccante la scena della consegna materiale del defibrillatore, che ha fatto aprire il rubinetto della sacche lacrimali. Don Backi avrebbe cantato…” Lacrime, voi siete nate da un sorrisodal suo sorriso che ora vola su nel cielo ma non per me, no, non sarà  per me…”. Lacrime italiane e…Napulitane…” Mia cara madre/sta pe' trasi' natale/e a sta' luntano chiu'/me sape amaro/comme vurria appiccia'/duje tre biancal/comme vurria senti' nu zampognaro/'e ninne mie facitele 'o presepio/e a tavola mettite 'o piatto mio/facite quanno e' a sera da' vigilia/comme si' mmiezo a vuje/stesse pur' io/e 'nce ne costa lacreme st' america/a nuje napulitane/pe' nuie ca 'nce chiagnimmo/o cielo e napule/comme e' amaro stu' pane/mia cara madre che sso'/che sso' 'e denare ?/pe' chi se chiagne a patria/nun so' niente/mo tengo quacche dollaro e me pare/ca nun so' stato maie tanto pezzente/me sonno tutt 'e notte a casa mia/e d''e criature meie ne sento 'a voce/ma a vuie ve sonno comm 'a na' maria/cu 'e spade 'mpietto/'nnanz 'o figlio 'ncroce/e 'nce ne costa lacreme st' america/a nuje napulitane/pe' nuje ca 'nce chiagnimmo/'o cielo e napule/comm' e' amaro stu' pane/…”Tutti i salmi finiscono in gloria.

Così anche questa cerimonia va a soddisfare le esigenza di Pantagruel & Gargantua. Scampoli di cerimonia per spararsi la posa, Non tutti. C’è chi vede nella macchina da presa, la “Medusa”; una donna bellissima, che riusciva ad affascinare gli uomini che non riuscendo a trattenersi si voltavano e la guardavano, trasformandosi in pietra. Il cellulare gracchia frenetico. Altre chiamate. Altro lavoro. Per servire l’informazione, la cultura. Per il sacro dovere di cronaca. Mentre altri, senza scomodare Giosuè Carducci, non fa una grinza…” Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo/rosso e turchino, non si scomodò:/tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo/e a brucar serio e lento seguitò/. Domenico Salvatore







Posta un commento

0 Commenti

Trovaci su Google