La morsa dello Stato, si stringe intorno al cartello di 'ndrangheta Pesce-Bellocco-Ascone-Pisano-Rao-Cacciola-Ferraro-Figliuzzi-Bonarrigo…già sgominato dalle ben numerose azioni della DDA Francesco D'Agostino, 37enne di Rosarno, nipote di Carmelo Bellocco, 56enne esponente di
spicco dell'omonimo clan di 'ndrangheta, e' stato raggiunto da OCCC, emessa dal gip di Palmi, sentito il p.m. Salvatore Dolce, entrambi coordinati dal procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo; ed eseguita dagli agenti del locale commissariato diretto dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro e della Squadra Mobile del capoluogo, guidata dal primo dirigente Gennaro Semeraro. Per detenzione di arma clandestina e ricettazione. in flagranza di reato,
ROSARNO (RC) LA POLIZIA DI STATO DI GIOIA TAURO ED I CARABINIERI DI
ROSARNO E GIOIA TAURO, NELL'AMBITO DEI SERVIZI DI CONTROLLO DEL
TERRITORIO, PREVENZIONE E REPRESSIONE DEI REATI E DEI DELITTI DISPOSTI
DAL COMANDO PROVINCIALE E DALLA QUESTURA, HANNO ARRESTATO QUATTRO
PERSONE:ROCCO PALADINO, 59 ANNI, IN FLAGRANZA DI REATO, DOMENICA 14
OTTOBRE; DOMENICO GALLO 32 ANNI, MARTEDÍ 23 OTTOBRE; FRANCESCO
D'AGOSTINO 37 ANNI, GIOVEDI 25 OTTOBRE 2012 ED INFINE, ROCCO
MARAFIOTI 40 ANNI VENERDÍ 27 OTTOBRE,
Il 14 ottobre 2012, il primo arresto. Come da nota diffusa dal
Commissariato di Polizia, Gioia Tauro… Nella serata del 14 ottobre
u.s., dipendenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del
Commissariato P.S. di Gioia Tauro traevano in arresto, in flagranza di
reato, PALADINO Rocco nato a Rosarno il 16/09/1953 ed ivi residente in
via Ercolano nr. 15, in quanto responsabile del reato di detenzione
di arma clandestina e relativo munizionamento. L'operazione di Polizia
iniziava alle ore 13.00 circa, quando personale della Squadra Mobile e
di questo Commissariato si recava in Rosarno presso l'abitazione del
nominato in oggetto, al fine di effettuare una perquisizione
finalizzata alla ricerca di armi, ai sensi dell'art.41 T.U.L.P.S. La
perquisizione dell'abitazione si concludeva con esito negativo. Si
procedeva, quindi, alla perquisizione di un garage sito alla via
Ercolano nr. 10, di proprietà dello stesso Paladino e all'interno di
un armadietto posto in fondo, nell'angolo sinistro del garage, la
Polizia notava la presenza di un sacchetto di plastica bianco che, una
volta aperto, risultava contenere una pistola
Domenico Salvatore
ROSARNO (RC) Poker di arresti, se non full, in una manciata di giorni.
Le cosche rosarnesi, sono attanagliate in una morsa asfissiante. Un
braccio di ferro gigantesco tra Stato ed anti Stato; se non Stato,
dentro lo Stato. Le direttive vengono dall'alto. Sul territorio le
eseguono i Comandi Provinciali diretti in questo periodo dal
colonnello Lorenzo Falferi per i Carabinieri; dal colonnello Claudio
Petrozziello per la Guardia di Finanza, Gianfranco Ardizzone per la
DIA e Guido, Nicolò Longo per la Questura; attraverso anche le
articolazioni territoriali (Compagnie e stazioni e commissariati della
P.S.). Lo Stato è passato al contrattacco ed intende liberare il
territorio, infestato dalle bande. Nonostante le severe parole del
procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, ("Lo Stato
è un infiltrato in Calabria"), alla presentazione del libro di Nicola
Gratteri, "La Malapianta". Lo Stato, vuole impedire, che i clan di
'ndrangheta sebbene decimati e smantellati, possano riorganizzarsi e
ripartire. Lo vuole l'Europa. Governo e Parlamento, da parte loro,
hanno varato dei provvedimenti così duri, drastici e rigorosi, da
consentire ben pochi spazi alla criminalità organizzata. Peggio di una
'camicia di forza'. Per restituire fiducia nelle istituzioni
democratiche e dignità al cittadino angosciato e scorato. Ma,
soprattutto per ridare alla gente, libertà e democrazia, che sono il
bene morale ed ideale più prezioso.
L'azione governativa, è stata portata avanti con una serie
impressionante di operazioni della DDA, contro il clan dei Pesce di
quelle che ricordiamo: Tirreno (2 giugno 1993), Cartagine, (18 giugno
1994), Porto (1999?), Tallone d'Achille (26 gennaio 2002),
'Nduja,(2001), Conchiglia, (2001) Nasca e Timpano (5 marzo 2004),
Onda blu (19 gennaio 2006), Arca (14 luglio 2007), Cent'anni di storia
(23 luglio 2008), "Maestro (22 dicembre 2009)All Inside I (28
aprile 2010), All Inside 2 (23 novembre 2010), All Inside 3 (16
aprile 2011, Redux-Caposaldo (14 marzo 2011), All Clean 1 ( 21 aprile
2011), All Clean 2 (13 ottobre 2011), Cosa Mia I (8 giugno 2010),
Cosa Mia 2 (22 dicembre 2010), Cosa Mia 3 ( 18 luglio 2012), Crimine I
(14 luglio 2010),Crimine 2 (8 marzo 2011), Crimine 3 ( 14 luglio
2011), Imelda (10 marzo 2011, Rosarno è nostro (22 luglio 2009),
Pettirosso (27 luglio 2010), Arca (9 luglio 2007), Califfo 1 (9
febbraio 2012), Califfo 2 (18 aprile 2012). Ed anche dei Bellocco,
congiunte o separatamente… Luna Blu (19 gennaio 2006) Rosarno è
nostro, Pettirosso (27 luglio 2010), Doppia sponda (25 gennaio 2011)
, Eranova (1998), Imelda (10 marzo 2011) , Conchiglia (1 ottobre
2002), di quelle che ci vengono in mente. Lo Stato insiste anche con
piccoli rastrellamenti, retate improvvise, blitz inaspettati. Come
l'ondata di arresti degli ultimi tempi I quattro momenti dell'azione
delle forze di polizia. Il primo…" Personale della Squadra mobile di
Reggio Calabria e del Commissariato di Gioia Tauro, il 14 ottobre
2012, ha tratto in arresto, in flagranza di reato, Rocco Paladino, 59
anni, del luogo, poichè ritenuto responsabile del reato di detenzione
di arma clandestina e relativo munizionamento. L'operazione di polizia
è iniziata alle ore 13 di domenica scorsa, quando personale della
Squadra mobile reggina e del Commissariato gioiese si è recato presso
l'abitazione di Paladino, per compiere una perquisizione finalizzata
alla ricerca di armi. L'ispezione dell'abitazione si è conclusa senza
trovare alcunché di illecito. I poliziotti hanno quindi esteso
l'accertamento in un garage di di proprietà dello stesso Paladino.
All'interno di un armadietto posto in fondo, nell'angolo sinistro del
garage, la polizia ha trovato un sacchetto di plastica bianco al cui
interno era riposta una pistola avvolta in un panno di stoffa. Insieme
all'arma vi erano due caricatori, di cui uno rifornito di una
cartuccia, ed un piccolo contenitore in plastica di colore nero, a
forma di parallelepipedo, con all'interno dodici cartucce per pistola.
La pistola rinvenuta è una calibro 9 Parabellum, di fabbricazione
ungherese, mentre le munizioni sono calibro 9 Luger. Al fine di non
pregiudicare l'esito dei futuri accertamenti, è stato richiesto
l'intervento della polizia scientifica ed il materiale balistico
rinvenuto non è stato materialmente toccato dalla polizia giudiziaria
che ha eseguito la perquisizione. Dagli accertamenti svolti è emerso
che la pistola era entrata illegalmente nel territorio italiano ed era
stata rubata ad un poliziotto polacco. Rocco Paladino, dunque, è stato
tratto in arresto per il reato di detenzione illegale di arma
clandestina e ricettazione. Informato il sostituto procuratore della
Repubblica di Palmi, Salvatore Dolce, ha disposto per Paladino il
regime degli arresti domiciliari presso l'abitazione di residenza, con
divieto di interloquire con persone diverse da quelle conviventi.
Rocco Paladino ha nominato difensore di fiducia l'avvocato Domenico
Malvaso del Foro di Palmi con studio legale a Rosarno.
Nella giornata odierna, l'arresto è stato convalidato dal gip presso
il Tribunale di Palmi, che ha disposto la scarcerazione di Rocco
Paladino, in attesa di ulteriori accertamenti". Il secondo…Nel corso
della nottata, il Commissariato di Gioia Tauro diretto dal
vicequestore aggiunto, Stefano Dodaro insieme a personale della
Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidata dal primo dirigente Gennaro
Semerare, ha dato esecuzione all'OCCC, giovedì 25 ottobre 2012, a
carico di Francesco D'Agostino, 37 anni, del luogo, nipote di Carmelo
Bellocco, classe '56, esponente di spicco dell'omonimo clan, per i
reati di detenzione di arma clandestina e ricettazione. L'ordinanza
consegue all'arresto in flagranza di reato, effettuato il 14 ottobre
scorso, di Rocco Paladino, 59 anni, suocero di D'Agostino. In quella
circostanza, infatti, a seguito di perquisizione domiciliare, in un
garage di via Ercolano, nella disponibilità della famiglia, era stata
rinvenuta una pistola avvolta all'interno di una panno di stoffa.
Insieme all'arma erano presenti due caricatori, di cui uno rifornito
di una cartuccia, ed un piccolo contenitore in plastica di colore
nero, a forma di parallelepipedo, con all'interno dodici cartucce per
pistola. La pistola rinvenuta era una calibro 9 Parabellum di
fabbricazione ungherese. Le munizioni erano di calibro 9 Luger. Dagli
accertamenti svolti è inoltre emerso che la pistola era entrata
illegalmente nel territorio italiano ed era stata rubata ad un
poliziotto polacco. Rocco Paladino era stato tratto in arresto, ma
scarcerato il giorno successivo, in quanto il 15 ottobre Francesco
D'Agostino si era presentato alla Polstato dichiarando alla presenza
del proprio avvocato che la pistola era di sua proprietà, acquistata
nel 2006. Per tali motivo la Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Palmi ha chiesto l'emissione di provvedimento custodiale
a carico di D'Agostino".
Terzo ed ultimo momento della serie… In precedenza, terzo momento, il
3 ottobre 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio
Calabria, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, che coordina sul
territorio la compagnia di Gioia Tauro, diretta dal capitano Francesco
Cinnirella, appena insediato, al posto del trasferito suo collega,
Ivan Boracchia, avevano arrestato un altro latitante della sterminata
Piana di Gioia Tauro: Domenico Gallo, 32 anni residente a Rosarno,
nullafacente, pluripregiudicato, ricercato dal mese di maggio per
numerosi reati contro la persona ed il patrimonio commessi in Calabria
tra il 2000 ed il 2010. Reati per i quali deve espiare 11 anni, 9 mesi
e 17 giorni. I Carabinieri di Gioia Tauro, a titolo di cronaca,
avevano proceduto in sinergia con lo Squadrone Eliportato Cacciatori
"Calabria". Il latitante era stato localizzato e tratto in arresto
dopo una rocambolesca fuga. Sul Gallo pendeva un'OCCC per i reati di
associazione per delinquere promossa e diretta da Umberto e Pietro
Bellocco e Francesco Nocera, porto e detenzione abusiva di arma
clandestina, acquisto, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze
stupefacenti, guida senza patente, falsità materiale, violazione degli
obblighi. I Carabinieri, hanno arresto pure Giuseppina Albanese, 52
anni; Domenico La Ruffa, 23 anni, rispettivamente madre e figlio,
proprietari dell'appartamento, ove il latitante aveva stabilmente
trovato rifugio; procurata inosservanza di pena. Appresa la notizia,
il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, ha fatto pervenire all'Arma
benemerita i complimenti e la sua soddisfgazione: "L'insediamento del
nuovo Comandante della Compagnia di Gioia Tauro, (il capitano
Francesco Cinnirella, proveniente dalla Compagnia Speciale del SECC,
aderente al GOC, protagonista di tantissime brillanti operazioni della
DDA reggina diretta da Giuseppe Pignatone ed Ottavio Sferlazza e
catanzarese, diretta da Vincenzo Antonio Lombardo n.d.r.) comincia con
i migliori auspici, per una costante attenzione e prevenzione dei
fenomeni criminali atte a contribuire al ripristino della legalità nel
nostro territorio".
Poi ci sarebbe il quarto momento, anch'esso importante, con il quarto
arresto. La Polizia di Stato, quarto momento, ha arrestato a Rosarno,
venerdì 26 ottobre 2012, Rocco Marafioti, di 59 anni, per detenzione
di armi clandestine e munizioni. Gli agenti, a seguito di una
perquisizione, prima nella sua abitazione e successivamente in un
terreno di proprieta' dell'uomo, hanno trovato un fucile sovrapposto,
una pistola e diverse cartucce e pallettoni. Il materiale sequestrato
verra' esaminato per verificare se sia stato usato in qualche recente
azione delittuosa. Alcuni mesi fa, un altro Gallo, era finito nella
rete dei Carabinieri. Un latitante, Rocco Gaetano Gallo, di 59 anni,
quinto momento, ritenuto legato alla cosca Bellocco di Rosarno, e'
stato arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria diretta dal
vicequestore aggiunto Gennaro Semeraro e da personale del
Commissariato di Gioia Tauro, diretto dal vice-questore aggiunto
Stefano Dodaro il 28 aprile 2012. Gallo, ha tentato la fuga, ma e'
stato bloccato. Ricercato dal marzo scorso per associazione mafiosa,
e' stato individuato in un casolare, mentre stava mangiando con alcuni
familiari ed altre persone. Tre di loro sono state arrestate per
favoreggiamento aggravato.
Il toponimo D'Agostino, è uno dei più diffusi della 'ndrangheta. Le
cronache ci hanno segnalato diversi ceppi, rispetto ai quali spesso si
va in confusione. Non si riesce a capire bene, se comunque, vi sia
qualche filo rosso che li congiunga o li coordini
D'Agostino di Canolo
Troviamo un sindaco comunista di Canolo, Nicola D'Agostino; sindaco
per 40 anni, sospeso per mafia dal Prefetto, arrestato e inviato al
confino. Suo figlio, Domenico D'Agostino, anch'esso sindaco nel 1975,
decaduto nel 1977 e resosi latitante in seguito all'incriminazione per
aver partecipato alla Strage di Razzà di Taurianova. Tuttavia la vera
mente criminale della famiglia era stato il fratello di Domenico,
Antonio, nato a Locri il 22 agosto del 1939, indicato quale
capobastone di altissimo livello, mandante di numerosi omicidi e
sequestri di persona, traffico internazionale di stupefacenti che
riuscì a costruire un impero criminale presente oltre che sul basso
ionio calabrese, anche a Roma Genova, Torino e Milano, e che venne
ucciso a Roma nel 1976. Per quel delitto venne condannato Domenico
Papalia, quale mandante
D'Agostino di sant'Ilario dello Jonio.
In principio era il cartello dei D'Agostino-Belcastro-Romeo, (Tommaso
del clan dei 'Ficareddi' di Reggio Calabria), poi venne la scissione,
morte, sangue, distruzione, disperazione, vedove, orfani…. Un classico
della mafia. D'Agostino, impegnati nella faida con i Belcastro-Romeo,
azzerati dall'operazione "Prima Luce" del 19 luglio 2000. Il 14 luglio
2000 venne ucciso a Locri, Domenico D'Agostino, nipote di Giuseppe.
Il 25 aprile 2006 a Locri in Piazza Mercato, davanti alla sua
abitazione, veniva assassinato a colpi di pistola, Giuseppe
D'Agostino, 51 anni, (cugino dei capibastone Vincenzo e Domenico),
sorvegliato speciale, operaio forestale, condannato all'ergastolo
dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria per l'omicidio di Francesco
Managò, rampante collegato con i De Stefano di Archi, esiliato per
salvarlo dalla guerra di mafia reggina ( eseguito da un commando
armato di pistole e lupare, il 2 giugno 2000). La faida di sant'Ilario
dello Jonio cominciò il 15 agosto del 2000. Mercoledì 28 maggio 2003
veniva ucciso con cinque colpi di pistola di grosso calibro da killer
incappucciato, Antonio D'Agostino, 59 anni, coniugato e padre di due
figli, benzinaio incensurato, titolare di un distributore di
carburanti, con annessa officina, lungo la strada provinciale che
collega la frazione Marina a Sant'Ilario centro.Scrive il presidente
della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione…"A Canolo
e Sant'Ilario dello Ionio è operativa la cosca "D'Agostino", collegata
a quella "Cordì". Su questo versante, a Siderno dove sono radicati i
"Commisso", il 14 gennaio 2006, è stato arrestato il latitante
Domenico D'Agostino, ricercato dal 2000, destinatario di un'ordinanza
di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso e traffico di
sostanze stupefacenti". Ilario D'Agostino, fonte Wikipedia, oggi 50
anni, fu condannato per traffico di sostanze stupefacenti nel 2002.
Era il contabile, con l'incarico di riciclare negli appalti e nel
settore immobiliare piemontese, i soldi di un narcotrafficante, il
boss Antonio Spagnolo, di Ciminà e controllava l'immobiliare Ediltava
di Rivoli, (Torino), di Italia costruzioni srl e Domus Immobiliare
srl, con il nipote Francesco Cardillo, per mezzo di un prestanome, il
commercialista Giuseppe Pontoriero, dal 2005 amministratore e socio
unico di Ediltava, per mezzo di un fittizio contratto di cessione,
stilato dal notaio Carmelo Ceraolo, ad una irrisoria stima di 30 mila
euro, per mezzo di un falso in atto pubblico, fatta dal revisore
contabile Giuseppe Morena, queste ultime due persone, indagate per
concorso in riciclaggio. D'Agostino, secondo gli inquirenti, ha
intrattenuto comprovati rapporti con il boss Rocco Lo Presti, con gli
affiliati Bruno Polito, Pietro Guarnieri, Nicola Polito, Pasqualino
Marando, Cosimo Salerno, Peppe Aquino e con il boss Cosimo Barranca.
Il 14 febbraio 2012 il Comune di sant'Ilario, è stato sciolto per
infiltrazioni mafiose con decreto del Governo Monti, sottoscritto dal
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
D'Agostino di Laureana di Borrello
Il 23 marzo 2006, i carabinieri del Ros e dei «Cacciatori di
Calabria» hanno arrestato il boss Giuseppe D'Agostino, Pino, inserito
nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi in ambito nazionale.
D'Agostino, 39 anni, ricercato da quasi dieci, è stato sorpreso
all'interno di un'abitazione della periferia di Rosarno (Reggio
Calabria), nel pieno di un summit con quattro affiliati. Sul capo di
D'Agostino, boss dell'omonima cosca della 'ndrangheta di Laureana di
Borrello, oltre ad una condanna già definitiva per concorso in
omicidio, pendevano numerosi provvedimenti cautelari per associazione
mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti ed altri omicidi. Già alla
fine degli anni '80, il pericolosissimo criminale si era imposto nel
corso della sanguinosa faida di Laureana di Borrello, che aveva visto
contrapposte le cosche Albanese-Cutellè-Tassone sostenute dai
Piromalli-Pesce e i Chindamo-Lamari-D'Agostino, appoggiate dal clan
Bellocco di Rosarno,
D'Agostino di Rosarno
Mercoledì 18 aprile 2012 scattava l'operazione della DDA di Reggio
Calabria, 'Califfo 2', contro la cosca Pesce-Bellocco-Ascone di
Rosarno, in cui veniva arrestata anche Maria Carmela D'Agostino. Nel
corso dell'indagine è stato accertato, che a Maria Rosa Angilletta,
Maria Grazia Spataro e Maria Carmela D'Agostino, erano state intestate
due imprese che in base ai loro redditi dichiarati non avrebbero mai
potuto fondare o mantenere. Il 26 luglio 2012 veniva arrestato a
Rosarno, Angelo D'Agostino, 30 anni, evaso dal carcere di Palmi (RC).
D'Agostino si era nascosto a casa di un amico, il 37enne Gianluca
Palaia che al momento del blitz ha provato a scappare, venendo però
bloccato e arrestato con l'accusa di favoreggiamento e procurata
evasione. gli agenti del commissariato di Gioia Tauro, diretto da
Stefano Dodaro, supportati dal nucleo investigativo centrale della
Polizia Penitenziaria, sono riusciti a rintracciarlo. L'operazione è
stata coordinata dal p.m. Enzo Bucarelli, che si muove sotto le
direttive del procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe
Creazzo Giovedì 25 ottobre 2012- Francesco D'Agostino, 37enne di
Rosarno, e' stato arrestato dalla Polizia di Stato per detenzione di
arma clandestina e ricettazione. L'uomo, che e' nipote di Carmelo
Bellocco di Rosarno, 56enne esponente di spicco dell'omonimo clan di
'ndrangheta, e' stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in
carcere emessa dal gip di Palmi ed eseguita dagli agenti del locale
commissariato diretto dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro e
della Squadra Mobile del capoluogo diretta dal primo dirigente Gennaro
Semeraro. Il 12 gennaio 2010, scattava l'operazione della DDA contro
il cartello Pesce-Bellocco-Ascone 'Rosarno è nostra'. Uno degli
arrestati si chiama, Angelo D'Agostino. Nell'operazione 'Doppia
sponda' del 25 gennaio 2011, sono coinvolti, Rocco e Angelo D'Agostino
(di 25 e 29 anni), residenti a Rosarno. Nell'operazione Conchiglia (1
ottobre 2002) è stato coinvolto un Pasquale D'Agostino, pure
condannato in prima istanza a 6 anni, otto mesi e 600 euri di multa
Domenico Salvatore
spicco dell'omonimo clan di 'ndrangheta, e' stato raggiunto da OCCC, emessa dal gip di Palmi, sentito il p.m. Salvatore Dolce, entrambi coordinati dal procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo; ed eseguita dagli agenti del locale commissariato diretto dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro e della Squadra Mobile del capoluogo, guidata dal primo dirigente Gennaro Semeraro. Per detenzione di arma clandestina e ricettazione. in flagranza di reato,
ROSARNO (RC) LA POLIZIA DI STATO DI GIOIA TAURO ED I CARABINIERI DI
ROSARNO E GIOIA TAURO, NELL'AMBITO DEI SERVIZI DI CONTROLLO DEL
TERRITORIO, PREVENZIONE E REPRESSIONE DEI REATI E DEI DELITTI DISPOSTI
DAL COMANDO PROVINCIALE E DALLA QUESTURA, HANNO ARRESTATO QUATTRO
PERSONE:ROCCO PALADINO, 59 ANNI, IN FLAGRANZA DI REATO, DOMENICA 14
OTTOBRE; DOMENICO GALLO 32 ANNI, MARTEDÍ 23 OTTOBRE; FRANCESCO
D'AGOSTINO 37 ANNI, GIOVEDI 25 OTTOBRE 2012 ED INFINE, ROCCO
MARAFIOTI 40 ANNI VENERDÍ 27 OTTOBRE,
Il 14 ottobre 2012, il primo arresto. Come da nota diffusa dal
Commissariato di Polizia, Gioia Tauro… Nella serata del 14 ottobre
u.s., dipendenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del
Commissariato P.S. di Gioia Tauro traevano in arresto, in flagranza di
reato, PALADINO Rocco nato a Rosarno il 16/09/1953 ed ivi residente in
via Ercolano nr. 15, in quanto responsabile del reato di detenzione
di arma clandestina e relativo munizionamento. L'operazione di Polizia
iniziava alle ore 13.00 circa, quando personale della Squadra Mobile e
di questo Commissariato si recava in Rosarno presso l'abitazione del
nominato in oggetto, al fine di effettuare una perquisizione
finalizzata alla ricerca di armi, ai sensi dell'art.41 T.U.L.P.S. La
perquisizione dell'abitazione si concludeva con esito negativo. Si
procedeva, quindi, alla perquisizione di un garage sito alla via
Ercolano nr. 10, di proprietà dello stesso Paladino e all'interno di
un armadietto posto in fondo, nell'angolo sinistro del garage, la
Polizia notava la presenza di un sacchetto di plastica bianco che, una
volta aperto, risultava contenere una pistola
Domenico Salvatore
ROSARNO (RC) Poker di arresti, se non full, in una manciata di giorni.
Le cosche rosarnesi, sono attanagliate in una morsa asfissiante. Un
braccio di ferro gigantesco tra Stato ed anti Stato; se non Stato,
dentro lo Stato. Le direttive vengono dall'alto. Sul territorio le
eseguono i Comandi Provinciali diretti in questo periodo dal
colonnello Lorenzo Falferi per i Carabinieri; dal colonnello Claudio
Petrozziello per la Guardia di Finanza, Gianfranco Ardizzone per la
DIA e Guido, Nicolò Longo per la Questura; attraverso anche le
articolazioni territoriali (Compagnie e stazioni e commissariati della
P.S.). Lo Stato è passato al contrattacco ed intende liberare il
territorio, infestato dalle bande. Nonostante le severe parole del
procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, ("Lo Stato
è un infiltrato in Calabria"), alla presentazione del libro di Nicola
Gratteri, "La Malapianta". Lo Stato, vuole impedire, che i clan di
'ndrangheta sebbene decimati e smantellati, possano riorganizzarsi e
ripartire. Lo vuole l'Europa. Governo e Parlamento, da parte loro,
hanno varato dei provvedimenti così duri, drastici e rigorosi, da
consentire ben pochi spazi alla criminalità organizzata. Peggio di una
'camicia di forza'. Per restituire fiducia nelle istituzioni
democratiche e dignità al cittadino angosciato e scorato. Ma,
soprattutto per ridare alla gente, libertà e democrazia, che sono il
bene morale ed ideale più prezioso.
L'azione governativa, è stata portata avanti con una serie
impressionante di operazioni della DDA, contro il clan dei Pesce di
quelle che ricordiamo: Tirreno (2 giugno 1993), Cartagine, (18 giugno
1994), Porto (1999?), Tallone d'Achille (26 gennaio 2002),
'Nduja,(2001), Conchiglia, (2001) Nasca e Timpano (5 marzo 2004),
Onda blu (19 gennaio 2006), Arca (14 luglio 2007), Cent'anni di storia
(23 luglio 2008), "Maestro (22 dicembre 2009)All Inside I (28
aprile 2010), All Inside 2 (23 novembre 2010), All Inside 3 (16
aprile 2011, Redux-Caposaldo (14 marzo 2011), All Clean 1 ( 21 aprile
2011), All Clean 2 (13 ottobre 2011), Cosa Mia I (8 giugno 2010),
Cosa Mia 2 (22 dicembre 2010), Cosa Mia 3 ( 18 luglio 2012), Crimine I
(14 luglio 2010),Crimine 2 (8 marzo 2011), Crimine 3 ( 14 luglio
2011), Imelda (10 marzo 2011, Rosarno è nostro (22 luglio 2009),
Pettirosso (27 luglio 2010), Arca (9 luglio 2007), Califfo 1 (9
febbraio 2012), Califfo 2 (18 aprile 2012). Ed anche dei Bellocco,
congiunte o separatamente… Luna Blu (19 gennaio 2006) Rosarno è
nostro, Pettirosso (27 luglio 2010), Doppia sponda (25 gennaio 2011)
, Eranova (1998), Imelda (10 marzo 2011) , Conchiglia (1 ottobre
2002), di quelle che ci vengono in mente. Lo Stato insiste anche con
piccoli rastrellamenti, retate improvvise, blitz inaspettati. Come
l'ondata di arresti degli ultimi tempi I quattro momenti dell'azione
delle forze di polizia. Il primo…" Personale della Squadra mobile di
Reggio Calabria e del Commissariato di Gioia Tauro, il 14 ottobre
2012, ha tratto in arresto, in flagranza di reato, Rocco Paladino, 59
anni, del luogo, poichè ritenuto responsabile del reato di detenzione
di arma clandestina e relativo munizionamento. L'operazione di polizia
è iniziata alle ore 13 di domenica scorsa, quando personale della
Squadra mobile reggina e del Commissariato gioiese si è recato presso
l'abitazione di Paladino, per compiere una perquisizione finalizzata
alla ricerca di armi. L'ispezione dell'abitazione si è conclusa senza
trovare alcunché di illecito. I poliziotti hanno quindi esteso
l'accertamento in un garage di di proprietà dello stesso Paladino.
All'interno di un armadietto posto in fondo, nell'angolo sinistro del
garage, la polizia ha trovato un sacchetto di plastica bianco al cui
interno era riposta una pistola avvolta in un panno di stoffa. Insieme
all'arma vi erano due caricatori, di cui uno rifornito di una
cartuccia, ed un piccolo contenitore in plastica di colore nero, a
forma di parallelepipedo, con all'interno dodici cartucce per pistola.
La pistola rinvenuta è una calibro 9 Parabellum, di fabbricazione
ungherese, mentre le munizioni sono calibro 9 Luger. Al fine di non
pregiudicare l'esito dei futuri accertamenti, è stato richiesto
l'intervento della polizia scientifica ed il materiale balistico
rinvenuto non è stato materialmente toccato dalla polizia giudiziaria
che ha eseguito la perquisizione. Dagli accertamenti svolti è emerso
che la pistola era entrata illegalmente nel territorio italiano ed era
stata rubata ad un poliziotto polacco. Rocco Paladino, dunque, è stato
tratto in arresto per il reato di detenzione illegale di arma
clandestina e ricettazione. Informato il sostituto procuratore della
Repubblica di Palmi, Salvatore Dolce, ha disposto per Paladino il
regime degli arresti domiciliari presso l'abitazione di residenza, con
divieto di interloquire con persone diverse da quelle conviventi.
Rocco Paladino ha nominato difensore di fiducia l'avvocato Domenico
Malvaso del Foro di Palmi con studio legale a Rosarno.
Nella giornata odierna, l'arresto è stato convalidato dal gip presso
il Tribunale di Palmi, che ha disposto la scarcerazione di Rocco
Paladino, in attesa di ulteriori accertamenti". Il secondo…Nel corso
della nottata, il Commissariato di Gioia Tauro diretto dal
vicequestore aggiunto, Stefano Dodaro insieme a personale della
Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidata dal primo dirigente Gennaro
Semerare, ha dato esecuzione all'OCCC, giovedì 25 ottobre 2012, a
carico di Francesco D'Agostino, 37 anni, del luogo, nipote di Carmelo
Bellocco, classe '56, esponente di spicco dell'omonimo clan, per i
reati di detenzione di arma clandestina e ricettazione. L'ordinanza
consegue all'arresto in flagranza di reato, effettuato il 14 ottobre
scorso, di Rocco Paladino, 59 anni, suocero di D'Agostino. In quella
circostanza, infatti, a seguito di perquisizione domiciliare, in un
garage di via Ercolano, nella disponibilità della famiglia, era stata
rinvenuta una pistola avvolta all'interno di una panno di stoffa.
Insieme all'arma erano presenti due caricatori, di cui uno rifornito
di una cartuccia, ed un piccolo contenitore in plastica di colore
nero, a forma di parallelepipedo, con all'interno dodici cartucce per
pistola. La pistola rinvenuta era una calibro 9 Parabellum di
fabbricazione ungherese. Le munizioni erano di calibro 9 Luger. Dagli
accertamenti svolti è inoltre emerso che la pistola era entrata
illegalmente nel territorio italiano ed era stata rubata ad un
poliziotto polacco. Rocco Paladino era stato tratto in arresto, ma
scarcerato il giorno successivo, in quanto il 15 ottobre Francesco
D'Agostino si era presentato alla Polstato dichiarando alla presenza
del proprio avvocato che la pistola era di sua proprietà, acquistata
nel 2006. Per tali motivo la Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Palmi ha chiesto l'emissione di provvedimento custodiale
a carico di D'Agostino".
Terzo ed ultimo momento della serie… In precedenza, terzo momento, il
3 ottobre 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio
Calabria, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, che coordina sul
territorio la compagnia di Gioia Tauro, diretta dal capitano Francesco
Cinnirella, appena insediato, al posto del trasferito suo collega,
Ivan Boracchia, avevano arrestato un altro latitante della sterminata
Piana di Gioia Tauro: Domenico Gallo, 32 anni residente a Rosarno,
nullafacente, pluripregiudicato, ricercato dal mese di maggio per
numerosi reati contro la persona ed il patrimonio commessi in Calabria
tra il 2000 ed il 2010. Reati per i quali deve espiare 11 anni, 9 mesi
e 17 giorni. I Carabinieri di Gioia Tauro, a titolo di cronaca,
avevano proceduto in sinergia con lo Squadrone Eliportato Cacciatori
"Calabria". Il latitante era stato localizzato e tratto in arresto
dopo una rocambolesca fuga. Sul Gallo pendeva un'OCCC per i reati di
associazione per delinquere promossa e diretta da Umberto e Pietro
Bellocco e Francesco Nocera, porto e detenzione abusiva di arma
clandestina, acquisto, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze
stupefacenti, guida senza patente, falsità materiale, violazione degli
obblighi. I Carabinieri, hanno arresto pure Giuseppina Albanese, 52
anni; Domenico La Ruffa, 23 anni, rispettivamente madre e figlio,
proprietari dell'appartamento, ove il latitante aveva stabilmente
trovato rifugio; procurata inosservanza di pena. Appresa la notizia,
il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, ha fatto pervenire all'Arma
benemerita i complimenti e la sua soddisfgazione: "L'insediamento del
nuovo Comandante della Compagnia di Gioia Tauro, (il capitano
Francesco Cinnirella, proveniente dalla Compagnia Speciale del SECC,
aderente al GOC, protagonista di tantissime brillanti operazioni della
DDA reggina diretta da Giuseppe Pignatone ed Ottavio Sferlazza e
catanzarese, diretta da Vincenzo Antonio Lombardo n.d.r.) comincia con
i migliori auspici, per una costante attenzione e prevenzione dei
fenomeni criminali atte a contribuire al ripristino della legalità nel
nostro territorio".
Poi ci sarebbe il quarto momento, anch'esso importante, con il quarto
arresto. La Polizia di Stato, quarto momento, ha arrestato a Rosarno,
venerdì 26 ottobre 2012, Rocco Marafioti, di 59 anni, per detenzione
di armi clandestine e munizioni. Gli agenti, a seguito di una
perquisizione, prima nella sua abitazione e successivamente in un
terreno di proprieta' dell'uomo, hanno trovato un fucile sovrapposto,
una pistola e diverse cartucce e pallettoni. Il materiale sequestrato
verra' esaminato per verificare se sia stato usato in qualche recente
azione delittuosa. Alcuni mesi fa, un altro Gallo, era finito nella
rete dei Carabinieri. Un latitante, Rocco Gaetano Gallo, di 59 anni,
quinto momento, ritenuto legato alla cosca Bellocco di Rosarno, e'
stato arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria diretta dal
vicequestore aggiunto Gennaro Semeraro e da personale del
Commissariato di Gioia Tauro, diretto dal vice-questore aggiunto
Stefano Dodaro il 28 aprile 2012. Gallo, ha tentato la fuga, ma e'
stato bloccato. Ricercato dal marzo scorso per associazione mafiosa,
e' stato individuato in un casolare, mentre stava mangiando con alcuni
familiari ed altre persone. Tre di loro sono state arrestate per
favoreggiamento aggravato.
Il toponimo D'Agostino, è uno dei più diffusi della 'ndrangheta. Le
cronache ci hanno segnalato diversi ceppi, rispetto ai quali spesso si
va in confusione. Non si riesce a capire bene, se comunque, vi sia
qualche filo rosso che li congiunga o li coordini
D'Agostino di Canolo
Troviamo un sindaco comunista di Canolo, Nicola D'Agostino; sindaco
per 40 anni, sospeso per mafia dal Prefetto, arrestato e inviato al
confino. Suo figlio, Domenico D'Agostino, anch'esso sindaco nel 1975,
decaduto nel 1977 e resosi latitante in seguito all'incriminazione per
aver partecipato alla Strage di Razzà di Taurianova. Tuttavia la vera
mente criminale della famiglia era stato il fratello di Domenico,
Antonio, nato a Locri il 22 agosto del 1939, indicato quale
capobastone di altissimo livello, mandante di numerosi omicidi e
sequestri di persona, traffico internazionale di stupefacenti che
riuscì a costruire un impero criminale presente oltre che sul basso
ionio calabrese, anche a Roma Genova, Torino e Milano, e che venne
ucciso a Roma nel 1976. Per quel delitto venne condannato Domenico
Papalia, quale mandante
D'Agostino di sant'Ilario dello Jonio.
In principio era il cartello dei D'Agostino-Belcastro-Romeo, (Tommaso
del clan dei 'Ficareddi' di Reggio Calabria), poi venne la scissione,
morte, sangue, distruzione, disperazione, vedove, orfani…. Un classico
della mafia. D'Agostino, impegnati nella faida con i Belcastro-Romeo,
azzerati dall'operazione "Prima Luce" del 19 luglio 2000. Il 14 luglio
2000 venne ucciso a Locri, Domenico D'Agostino, nipote di Giuseppe.
Il 25 aprile 2006 a Locri in Piazza Mercato, davanti alla sua
abitazione, veniva assassinato a colpi di pistola, Giuseppe
D'Agostino, 51 anni, (cugino dei capibastone Vincenzo e Domenico),
sorvegliato speciale, operaio forestale, condannato all'ergastolo
dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria per l'omicidio di Francesco
Managò, rampante collegato con i De Stefano di Archi, esiliato per
salvarlo dalla guerra di mafia reggina ( eseguito da un commando
armato di pistole e lupare, il 2 giugno 2000). La faida di sant'Ilario
dello Jonio cominciò il 15 agosto del 2000. Mercoledì 28 maggio 2003
veniva ucciso con cinque colpi di pistola di grosso calibro da killer
incappucciato, Antonio D'Agostino, 59 anni, coniugato e padre di due
figli, benzinaio incensurato, titolare di un distributore di
carburanti, con annessa officina, lungo la strada provinciale che
collega la frazione Marina a Sant'Ilario centro.Scrive il presidente
della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione…"A Canolo
e Sant'Ilario dello Ionio è operativa la cosca "D'Agostino", collegata
a quella "Cordì". Su questo versante, a Siderno dove sono radicati i
"Commisso", il 14 gennaio 2006, è stato arrestato il latitante
Domenico D'Agostino, ricercato dal 2000, destinatario di un'ordinanza
di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso e traffico di
sostanze stupefacenti". Ilario D'Agostino, fonte Wikipedia, oggi 50
anni, fu condannato per traffico di sostanze stupefacenti nel 2002.
Era il contabile, con l'incarico di riciclare negli appalti e nel
settore immobiliare piemontese, i soldi di un narcotrafficante, il
boss Antonio Spagnolo, di Ciminà e controllava l'immobiliare Ediltava
di Rivoli, (Torino), di Italia costruzioni srl e Domus Immobiliare
srl, con il nipote Francesco Cardillo, per mezzo di un prestanome, il
commercialista Giuseppe Pontoriero, dal 2005 amministratore e socio
unico di Ediltava, per mezzo di un fittizio contratto di cessione,
stilato dal notaio Carmelo Ceraolo, ad una irrisoria stima di 30 mila
euro, per mezzo di un falso in atto pubblico, fatta dal revisore
contabile Giuseppe Morena, queste ultime due persone, indagate per
concorso in riciclaggio. D'Agostino, secondo gli inquirenti, ha
intrattenuto comprovati rapporti con il boss Rocco Lo Presti, con gli
affiliati Bruno Polito, Pietro Guarnieri, Nicola Polito, Pasqualino
Marando, Cosimo Salerno, Peppe Aquino e con il boss Cosimo Barranca.
Il 14 febbraio 2012 il Comune di sant'Ilario, è stato sciolto per
infiltrazioni mafiose con decreto del Governo Monti, sottoscritto dal
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
D'Agostino di Laureana di Borrello
Il 23 marzo 2006, i carabinieri del Ros e dei «Cacciatori di
Calabria» hanno arrestato il boss Giuseppe D'Agostino, Pino, inserito
nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi in ambito nazionale.
D'Agostino, 39 anni, ricercato da quasi dieci, è stato sorpreso
all'interno di un'abitazione della periferia di Rosarno (Reggio
Calabria), nel pieno di un summit con quattro affiliati. Sul capo di
D'Agostino, boss dell'omonima cosca della 'ndrangheta di Laureana di
Borrello, oltre ad una condanna già definitiva per concorso in
omicidio, pendevano numerosi provvedimenti cautelari per associazione
mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti ed altri omicidi. Già alla
fine degli anni '80, il pericolosissimo criminale si era imposto nel
corso della sanguinosa faida di Laureana di Borrello, che aveva visto
contrapposte le cosche Albanese-Cutellè-Tassone sostenute dai
Piromalli-Pesce e i Chindamo-Lamari-D'Agostino, appoggiate dal clan
Bellocco di Rosarno,
D'Agostino di Rosarno
Mercoledì 18 aprile 2012 scattava l'operazione della DDA di Reggio
Calabria, 'Califfo 2', contro la cosca Pesce-Bellocco-Ascone di
Rosarno, in cui veniva arrestata anche Maria Carmela D'Agostino. Nel
corso dell'indagine è stato accertato, che a Maria Rosa Angilletta,
Maria Grazia Spataro e Maria Carmela D'Agostino, erano state intestate
due imprese che in base ai loro redditi dichiarati non avrebbero mai
potuto fondare o mantenere. Il 26 luglio 2012 veniva arrestato a
Rosarno, Angelo D'Agostino, 30 anni, evaso dal carcere di Palmi (RC).
D'Agostino si era nascosto a casa di un amico, il 37enne Gianluca
Palaia che al momento del blitz ha provato a scappare, venendo però
bloccato e arrestato con l'accusa di favoreggiamento e procurata
evasione. gli agenti del commissariato di Gioia Tauro, diretto da
Stefano Dodaro, supportati dal nucleo investigativo centrale della
Polizia Penitenziaria, sono riusciti a rintracciarlo. L'operazione è
stata coordinata dal p.m. Enzo Bucarelli, che si muove sotto le
direttive del procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe
Creazzo Giovedì 25 ottobre 2012- Francesco D'Agostino, 37enne di
Rosarno, e' stato arrestato dalla Polizia di Stato per detenzione di
arma clandestina e ricettazione. L'uomo, che e' nipote di Carmelo
Bellocco di Rosarno, 56enne esponente di spicco dell'omonimo clan di
'ndrangheta, e' stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in
carcere emessa dal gip di Palmi ed eseguita dagli agenti del locale
commissariato diretto dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro e
della Squadra Mobile del capoluogo diretta dal primo dirigente Gennaro
Semeraro. Il 12 gennaio 2010, scattava l'operazione della DDA contro
il cartello Pesce-Bellocco-Ascone 'Rosarno è nostra'. Uno degli
arrestati si chiama, Angelo D'Agostino. Nell'operazione 'Doppia
sponda' del 25 gennaio 2011, sono coinvolti, Rocco e Angelo D'Agostino
(di 25 e 29 anni), residenti a Rosarno. Nell'operazione Conchiglia (1
ottobre 2002) è stato coinvolto un Pasquale D'Agostino, pure
condannato in prima istanza a 6 anni, otto mesi e 600 euri di multa
Domenico Salvatore







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