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Reggio Calabria, Il sindaco Demetrio Arena, rifiuta e respinge il marchio infamante di 'città mafiosa'


Reggio Calabria-Il 9 ottobre 2012, il Governo nazionale, diretto da Mario Monti, scioglieva il Consiglio Comunale di Reggio Calabria per contiguità mafiose. In buona sostanza, (questa la motivazione indicata nel decreto) nel Comune di Reggio Calabria sussistono forme di ingerenza della criminalità organizzata che espongono l'amministrazione a pressanti condizionamenti.  Il sindaco Demetrio Arena, aveva smentito e dichiarato a più riprese che:" Il Provvedimento, determina un'ingiusta criminalizzazione dell'intera comunità reggina, che ha espresso liberamente solo diciassette mesi fa sindaco e Consiglio Comunale. Personalmente esprimo stupore e sconcerto per quanto emerso dalla conferenza stampa del ministro Annamaria Cancellieri", e nell'aula 'Nicholas Green, aveva lanciato il suo j'accuse contro i seminatori di zizzania. Sabato 27 agosto 2012, nel corso di una seduta, sempre nell'aula' Nicholas Green', che può essere definita"Rapporto del sindaco alla città", Arena ha letto un papello di alcune veline, in cui sostanzialmente, smentisce il 'marchingegno' politico, l'alchimia amministrativa ed il piano strategico della 'ndrangheta, ma soprattutto oppone un secco rifiuto alla criminalizzazione della città e della regginità. Standing ovation e 'ola' per il primo cittadino, dentro un'aula, stipata come le sardine in scatola

 
'SICCOME A REGGIO CALABRIA C'Ế LA 'NDRANGHETA…SCIOGLIAMO IL CONSIGLIO COMUNALE DELLA CITTÁ'
Domenico Salvatore

Stavolta, memoria minuitur, nisi eam exerceas, non ci siamo persi in fronzoli, orpelli e brandelli di verderame. Con largo anticipo, abbiamo occupato la postazione che ci compete. Senza aspettare Godot. La cessione del quinto di poltrona. Sebbene, ci sia sempre, guarda caso, un 'portoghese' malevolo, pronto a soffiarti  il posto. Un infiltrato, che  smascherato mugugnando e brontolando, roteava sinuoso, nei pressi del settore riservato alla stampa. Apriti cielo! Un collega attempato ed arcigno, gli faceva notare che 'quel posto' fosse del decano dei giornalisti reggini Saro Lombardo, dopo la prematura scomparsa di Antonio Latella senior, ch'era lì, all'impiedi davanti allo scranno, ritto sulla tolda del Peqod, come il celebrato capitan Achab di Moby Dick. Brulicava, anche stavolta, il jet set della 'Città dei Bronzi di Riace e del Bergamotto' ma anche dell'Area Metropolitana, accorso per esprimere la solidarietà a Demis Arena, graticolato come san Lorenzo, che sta tentando di separare il grano dal loglio; sebbene lui medesimo, abbia già applicato la spending reviw. Ma anche per rovesciare addosso ai 'nemici della città', degni di ostracismo, un paio di catilinarie e due filippiche. Qualche spiffero sibillino, in sottofondo, ammonisce…"Carthago delenda est".Una scena, che pareva schizzare fuori da "La dolce vita" del divino Federico Fellini. Tuttavia, non soltanto elite da 'cafè society'; bensì, anche sciuscià, peones e campesinos giunti con la Panda e la Fiesta; ed un Antonio Ricci di "Ladro di biciclette'. Il preambolo-preliminare, torna comodo ai frequentatori di "Palazzo Tommaso Campanella", per stringersi la mano e battere una pacca sulla spalla, come vecchi compagni di muretto. Il picco della baraonda, crolla di schianto, come le cascate del Niagara Falls sotto il  Ponte dell'Arcobaleno, quando si staglia in lontananza la dondolante criniera di Simba-Demis. Il re leone, viene accolto come Nino Benvenuti al Madison Garden Squadre di New York, prima del match mondiale con Emile Griffith. La coreografia è perfetta. L'impianto voce, un po' meno. Il settore stampa è vedovo di…Roberto Brivio, Lino Patruno, Nanni Svampa e Gianni Magni. Stavolta, 'Monsignore', ha potuto recitare la parte del Masaniello e difendere l'onore e la dignità di Reggio e dei Reggini. Strappando pure, l'applauso a scena aperta.

Lì nei pressi, sostava il governatore Giuseppe Scopelliti. 'padrone di casa'. Statuario come il Mosè di Michelangelo. Dalla platea una voce incita"Perché non parli?"Alto, possente, vestito e cravatta. Muto come la statua equestre di Marco Aurelio. Se non, come la terra manzoniana del 'Cinque Maggio' Ei fu. /Siccome immobile,/ dato il mortal sospiro,/ stette la spoglia immemore/ orba di tanto spiro,/ così percossa, attonita/ la terra al nunzio sta,/ muta pensando all'ultima/ ora dell'uom fatale;/ né sa quando una simile/ orma di pie' mortale/ la sua cruenta polvere/ a calpestar verrà. /Lui folgorante in solio /vide il mio genio e tacque;/ quando, con vece assidua,/ cadde, risorse e giacque,/ di mille voci al sonito/ mista la sua non ha:/ vergin di servo encomio/ tanto raggio;/ e scioglie all'urna un cantico/ che forse non morrà./. Parla invece Demis con la grinta di Biagio Camagna; e"canta" come Luciano Pavarotti "Alla Scala" di Milano nelle celebre romanza della Tosca di Giacomo Puccini…E lucevan le stelle/e olezzava la terra,/stridea l'uscio dell'orto/e un passo sfiorava la rena/.Entrava ella, fragrante,/mi cadea fra le braccia./Oh! dolci baci, o languide carezze,/mentr'io fremente/le belle forme disciogliea dai veli!/Svanì per sempre il sogno mio d'amore.../l'ora è fuggita,/e muoio disperato!/E non ho amato mai tanto la vita!/. L'articolo 3, il caso della Multiservizi, la tracciabilità, la Leonia, il bene confiscato, il caso Mortara… un castello di menzogne.

Demetrio Arena, smontando pezzo per pezzo il sillogismo governativo cita Angelo Branduardi, che cantò 'Alla fiera dell'Est'…"Alla fiera dell'est, per due soldi, /un topolino mio padre comprò/E infine il Signore, sull'angelo della morte, sul macellaio,/che uccise il toro, che bevve l'acqua, che spense il fuoco,/che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto,/che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò./.  A che continua a lanciare sassi in piccionaia, a discutere sul sesso degli angeli, a gettare l'acqua sporca col bambino dentro, Arena risponde con l'amara constatazione dei sindaci, che non hanno strumenti per combattere la  Piovra, se non l'informativa antimafia; prigionieri della Normativa e della mafia. Tra Scilla e Cariddi. Tra l'incudine ed il martello. Non si può combattere la 'ndrangheta senza rete. Così come invece sa fare la criminalità organizzata calabrese.Tuttavia, tre collaboratori di giustizia (Nino Lo Giudice, Roberto Moio e Consolato Villani) hanno svelato il sistema di fatture gonfiate utilizzato dalle cosche della 'ndrangheta. I   pentiti, sono stai sentiti in diverse occasioni dai magistrati della Dda di Reggio Calabria e le loro dichiarazioni sono state poi riscontrate attraverso una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali. I collaboratori di giustizia   nel corso degli interrogatori, hanno raccontato anche vicende relative al passaggio storico
di poteri tra cosche tra il 2007 ed il 2008, attraverso alcune intimidazioni ai compattatori della società. In particolare gli episodi avvennero il 9, 13 e 16 gennaio del 2008. In seguito ad  summit, fu deciso di agire nei confronti della cosca Fontana, perchè non doveva più «prendere niente»; aveva già avuto la «manutenzione della Leonia» e nonostante ciò «non dava conto a nessuno» con il subentro delle famiglie Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Giovanni Tegano.

 
Poco prima di "consegnarsi" ai giornalisti per le domande di rito, a molte delle quali ha risposto esaurientemente in questi giorni di passione, Arena, ha concluso il suo 'discorso alla nazione' con una battuta messianica:" Ma se me lo chiedete, presenterò il ricorso!". Un'aula di 'Palazzo Tommaso Campanella', sede del Consiglio Regionale della Calabria, porta il nome di Nicholas Green. Uno stanzone grande così, che funge da auditorium per convegni, tavole rotonde, assemblee, mostre, congressi ecc."Nicholas Green (California, 9 settembre 1987 – Messina, 1º ottobre 1994), recita Wikipedia, è stato un bambino statunitense, vittima a sette anni di un assassinio sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria presso l'uscita di Serre presso Vibo Valentia mentre era diretto in Sicilia con la famiglia. L'automobile, su cui viaggiava insieme ai genitori il 29 settembre 1994, una Autobianchi Y10, fu accidentalmente scambiata per quella di un gioielliere, da alcuni rapinatori che tentarono un furto, degenerato poi in omicidio. Ricoverato al centro neurochirurgico del Policlinico di Messina morì qualche giorno dopo. Alla sua morte, i genitori autorizzarono l'espianto e la donazione degli organi, di cui beneficiarono sette italiani, di cui quattro adolescenti e un adulto, mentre altri due riceventi riacquistarono la vista grazie al trapianto delle cornee. L'evento, fece molto scalpore, perché all'epoca la donazione degli organi non era una prassi comune in Italia, e questo gesto contribuì a far aumentare gli episodi di donazione d'organi in tutto il Paese. Dalla vicenda, fu tratto un film per la televisione dal nome 'Il dono di Nicholas', con Jamie Lee Curtis ed Alan Bates. In seguito alla donazione degli organi, i genitori del bambino ricevettero la medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione:"Cittadini statunitensi, in Italia per una vacanza, con generoso slancio ed altissimo senso di solidarietà disponevano che gli organi del proprio figliolo, vittima di un barbaro agguato sull'autostrada Salerno - Reggio Calabria, venissero donati a giovani italiani in attesa di trapianto.


Nobile esempio di umanità, di amore e di grande civiltà. Messina, 1º ottobre 1994."Per il delitto di Nicholas Green vennero indagati e rinviati a giudizio nel 1995: Francesco Mesiano (di 22 anni) e Michele Iannello (di 27 anni), entrambi originari di Mileto (VV); nel 1997 furono assolti dalla Corte d'Assise di Catanzaro, mentre nel 1998 la corte d'assise d'appello di Catanzaro condannò Mesiano a 20 anni di reclusione e Iannello (in qualità di autore materiale dell'omicidio) all'Ergastolo, sentenza poi confermata in Cassazione. I due si sono dichiarati sempre innocenti; Iannello, ex affiliato alla 'Ndrangheta, decise in seguito di collaborare con la giustizia confessando vari delitti ma professandosi sempre innocente riguardo al delitto del bambino americano, chiedendo la revisione del processo ed accusando suo fratello dell'omicidio. Un'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia in base a tali dichiarazioni ha portato tuttavia ad un'Archiviazione del caso". Domenico Salvatore

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