MAFIA: MAGISTRATI, PIU' COORDINAMENTO PER I BENI CONFISCATI
CONVEGNO A UNIVERSITA' PALERMO SU MISURE PATRIMONIALI ANTIMAFIA
PALERMO, 27 ottobre 2012 - L'assenza di un albo di amministratori giudiziari, l'esigenza di un maggiore coordinamento da parte dell'agenzia nazionale dei beni confiscati e la mancanza di un piano industriale per le aziende sequestrate. Sono alcune delle criticita' dovute all'applicazione del codice antimafia emerse nel corso di un incontro in corso a Palermo nella sede del Dems promosso dall' Osservatorio nazionale su confisca, amministrazione e destinazione dei beni e delle aziende dell'Universita' di Palermo, per mettere a confronto i presidenti di nove tribunali italiani in prima linea sul fronte dell'applicazione delle misure patrimoniali antimafia (Bari, Caltanissetta, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, S. Maria Capua Vetere, Trapani). ''A un anno di distanza dall'entrata in vigore del codice si cerca di tracciare un bilancio - spiega Costantino Visconti, coordinatore dell'iniziativa insieme a Giovanni Fiandaca - utilizzando un questionario inviato agli uffici giudiziari di tutta Italia per verificare lo stato delle cose e gli esiti dell'applicazione del codice antimafia''.
Sono cinque gli ambiti tematici individuati dal questionario: i presupposti sostanziali delle misure patrimoniali, gli adempimenti dell'amministratore giudiziario, la tutela dei terzi creditori, i rapporti con l'agenzia nazionale dei beni confiscati ed eventuali profili di costituzionalita'. ''Abbiamo chiesto la presenza di un piano industriale per le aziende confiscate che indichi se proseguire o interrompere l'attivita' - ha detto Giovanbattista Tona, magistrato della Corte d'Appello di Caltanissetta - pochi sanno cosa si intenda per piano industriale per le aziende sequestrate; in generale, da quanto emerso, tutti cercano di salvare i contratti in corso di esecuzione, laddove ovviamente ci siano condizioni economiche e di buona fede''.
PALERMO, 27 ottobre 2012 - L'assenza di un albo di amministratori giudiziari, l'esigenza di un maggiore coordinamento da parte dell'agenzia nazionale dei beni confiscati e la mancanza di un piano industriale per le aziende sequestrate. Sono alcune delle criticita' dovute all'applicazione del codice antimafia emerse nel corso di un incontro in corso a Palermo nella sede del Dems promosso dall' Osservatorio nazionale su confisca, amministrazione e destinazione dei beni e delle aziende dell'Universita' di Palermo, per mettere a confronto i presidenti di nove tribunali italiani in prima linea sul fronte dell'applicazione delle misure patrimoniali antimafia (Bari, Caltanissetta, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, S. Maria Capua Vetere, Trapani). ''A un anno di distanza dall'entrata in vigore del codice si cerca di tracciare un bilancio - spiega Costantino Visconti, coordinatore dell'iniziativa insieme a Giovanni Fiandaca - utilizzando un questionario inviato agli uffici giudiziari di tutta Italia per verificare lo stato delle cose e gli esiti dell'applicazione del codice antimafia''.
Sono cinque gli ambiti tematici individuati dal questionario: i presupposti sostanziali delle misure patrimoniali, gli adempimenti dell'amministratore giudiziario, la tutela dei terzi creditori, i rapporti con l'agenzia nazionale dei beni confiscati ed eventuali profili di costituzionalita'. ''Abbiamo chiesto la presenza di un piano industriale per le aziende confiscate che indichi se proseguire o interrompere l'attivita' - ha detto Giovanbattista Tona, magistrato della Corte d'Appello di Caltanissetta - pochi sanno cosa si intenda per piano industriale per le aziende sequestrate; in generale, da quanto emerso, tutti cercano di salvare i contratti in corso di esecuzione, laddove ovviamente ci siano condizioni economiche e di buona fede''.

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