Cinquantasei anni, Domenico Condello, del cartello di ‘ndrangheta, Imerti-Condello-Fontana-Serraino-Lo Giudice-Rosmini-Saraceno, soprannominato 'Micu ‘u Pacciù', è stato catturato a Rosalì, dopo vent'anni di latitanza. Il suo nome, era inserito nel programma speciale di ricerca del Ministero dell'Interno. Il fuggiasco, era inserito nell’elenco dei 30 e ricercato dal 1992. I carabinieri negli anni scorsi, hanno dato esecuzione ad una serie di attività volte a togliere l'ossigeno ai favoreggiatori. Propedeutica, fu l'operazione 'Lancio', in cui vennero sequestrate le attività commerciali riconducibili alla cosca; che secondo la Direzione Distrettuale Antimafia reggina, erano funzionali anche al mantenimento della sua irreperibilità. Operazione che ha coinvolto: la moglie, gli zii, i cognati, il nipote, il padre e le sorelle del latitante; una delle quali è sposata con Antonino Imerti, il boss di Fiumara di Muro detto “Nano feroce”, detenuto. Nella casa-covo è stata trovata una pistola calibro 7,65 con la matricola abrasa. Arrestato anche Roberto Megale, 28 anni, barbiere di Gallico, affittuario della casa, favoreggiatore, vivandiere ed autista.
ARRESTATO NEL QUARTIERE DI CATONA, VIA SAN PAOLO, L’ULTIMO PADRINO DI REGGIO CALABRIA “MICU ‘U PACCIU” ALIAS DOMENICO CONDELLO, SUCCESSORE DI SUO CUGINO ‘DON PASQUALE ‘ CONDELLO, ARRESTATO NEL 2008
Deve scontare una condanna all'ergastolo per omicidio passata in giudicato. Inoltre, era ricercato per diverse ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati. Impegnato nello scontro con il cartello dei De Stefano-Tegano-Libri-Zindato-Latella-Ficara-Barreca. Uno scontro titanico, sanguinario e terrificante a colpi di pistole, lupare, kalashnikov, bombe a mano, bazooka e mitragliette, tritolo e dinamite che, non risparmiando donne, vecchi e bambini e che, ha insanguinato la provincia, costringendo molti, 'ndranghetisti o vicini ai clan, ad allontanarsi da Reggio. In casa del latitante, sono stati rinvenuti anche dei pizzini, al vaglio della magistratura. Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, si e' congratulata con il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, per l'operazione, eseguita dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Reggio Calabria: ''L'arresto di Condello e' un altro successo nella lotta contro la 'ndrangheta e testimonia come le Forze di polizia e la Magistratura, insieme, stiano facendo un grande lavoro per ripristinare la legalita' in Calabria''. Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA-Lo Stato incassa un altro successo, ma la lotta è ancora lunga e piena di difficoltà. Anche Domenico Condello, meglio conosciuto come ‘Micu ‘U Pacciu’, si è dovuto arrendere. Circondato dai Carabinieri del Comando Provinciale, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, dal ROS e dal SECC. Non ha opposto resistenza, era disarmato ed anzi ha fatto pure i complimenti alle forze dell’ordine, che lo avevano circondato, mentre stava facendo rientro nel suo rifugio. Conferenza stampa super-affollata, come non mai, per la cattura di un latitante. Presieduta dal procuratore capo della Repubblica pro tempore, Ottavio Sferlazza, che ha fatto i complimenti ai Carabinieri:” Questi uomini che indossano la divisa con il loro senso di legalità hanno ridato dignità alle istituzioni democratiche che negli ultimi tempi appaiono sempre più spesso vulnerate da scandali e sprechi.
Questo arresto, influenzerà le dinamiche successive della criminalita' organizzata. Se ci potranno essere reazioni da parte delle cosche? Tutto è possibile, ma allo stato non abbiamo alcun elemento per poter dire una cosa del genere". Il procuratore capo della DDA, f.f. ha pure rivolto un ringraziamento al suo predecessore, Giuseppe Pignatone, adesso a Roma. “Questo arresto è anche merito suo". Il comandante del Ros, generale Mario Parente, non si è nascosto le difficoltà nelle indagini: “Hanno richiesto una capacità tecnica frutto di un'esperienza consolidata". Ha parlato in conferenza stampa, anche il comandante provinciale dei carabinieri, Lorenzo Falferi; ed a seguire l'ex comandante del Ros di Reggio, tenente colonnello Stefano Russo, adesso a Roma, che ha condotto le indagini con "una metodologia che non conosce scorciatoie, ma fatica e sacrificio". Il nuovo comandante pro tempore del Ros, capitano Leandro Piccoli, ha illustrato i particolari della cattura. L’ufficiale del ROS, ha spiegato che i Carabinieri abbiano deciso di intervenire quando si sono resi conto che Megale, individuato come uno dei nuovi fiancheggiatori del latitante dopo gli arresti eseguiti nei mesi scorsi, era in auto con Condello. Avuta certezza che il passeggero fosse proprio il latitante, i militari hanno bloccato l'auto e arrestato i due uomini.”. Adesso, al vaglio degli inquirenti, ci sono tutti i documenti trovati nell'appartamento nel rione Catona, tra cui alcuni 'pizzini'. In conferenza stampa, tutta una serie di domande, alle quali, hanno risposto, come hanno potuto, il Procuratore ed i Carabinieri. Su alcune altre hanno celiato e su qualcheduna, ironizzato, se non satirizzato. Sebbene, in buona sostanza, l’incontro sia stato proficuo, prodigo di risposte esaurienti ed esaustive. Com’è nello stile dell’Arma Benemerita. Il procuratore Sferlazza, ha fatto i complimenti al nuovo comandante provinciale Lorenzo Falferi, che nonostante il breve periodo di “regno” sta incassando una serie di successi a dir poco straordinari. Senza rulli di tamburo, né squilli di tromba.Uno dietro l’altro. Coincidenza, ma anche acume tattico, senso di squadra e capacità di sintesi. Si è parlato tra le righe, in conferenza, di un errore del ‘grande latitante’.
Un luogo comune per avallare il valore dell’impresa. Benchè nessuno voglia sminuire o ridimensionare. Semmai enfatizzare. Visto che si trattava, dopotutto, del latitante “numero uno” della ‘ndrangheta, che aveva voce in capitolo sulla “Provincia”, organo supremo di autogoverno, dell’intera Piovra calabrese. La verità è che il capobastone, non può mai abbandonare il territorio, coma ha detto il capitano Piccolo. Perderebbe la faccia e con essa, il prestigio ed il potere. Può succedere di scivolare sulla classica buccia di banana. Un incidente di percorso, insomma potrebbe pur sempre accadere. Tra le domande fatta al Procuratore ed ai Carabinieri, anche quelle concernenti, la possibilità di un supporto “tecnico” di cui avrebbero beneficiato gl’inquirenti; tipo, uno spiffero, una soffiata, l’aiutino di un pentito dell’ultima ora. Ma l’illazione è stata smentita in maniera ufficiale. “Giùllemani dalla cattura! Sarebbe tutto frutto delle indagini tradizionali e quelle ‘moderne” con il contributo della tecnologìa. Il successo, non arriva mai per caso. Niente coincidenza, casualità, fatalità. Giorni, settimane, mesi, anni di faticose indagini, spesso vanificate all’ultima ora da un ‘niente’. Un largo spiegamento di forze. Una sinergìa fra i vari corpi, ben amalgamati. Domenico Condello, si legge nel comunicato ufficiale dei Carabinieri, è stato catturato ieri sera 10 ottobre 2012, tra via Sabauda e via Figurella nel quartiere di Catona, ex sede di Comune, mentre effettuava uno spostamento a bordo di un’automobile, condotta da Roberto Megale, 28 anni; a sua volta tratto in arresto per procurata inosservanza di pena. Una cattura importante che ha richiamato in città la presenza di due generali dell’Arma: Mario Parente, comandante nazionale del ROS ed il suo collega Adelmo Lusi, comandante della Legione Calabria. Condello, era ricercato in campo internazionale per l’arresto ai fini estradizionali. Il Procuratore Sferlazza, ha chiarito che, dopo l’arresto di suo cugino, Pasquale Condello, inteso “ Il supremo”, Domenico Condello avesse assunto la guida del clan e del cartello, dirigendone gli affari, compresi: il traffico di stupefacenti e di armi, infiltrazione negli appalti, nel controllo del racket delle estorsioni e via dicendo. La storia della cosca Condello si intreccia con la storia delle guerre di mafia a Reggio. Nella seconda metà degli anni ‘80 i Condello-Imerti si staccarono dal clan De Stefano (uscito vincitore dalla prima guerra combattuta contro il clan Tripodo, contrario ad immettersi nel traffico di droga) cui fino alla metà dei ’70 avevano fatto parte iniziando un sanguinosissimo scontro combattuto a colpi di kalashnikov e autobombe che alla fine lascerà sul terreno più di seicento morti.
Era il lontano 10 ottobre 1985 quando, in via Riviera di Villa San Giovanni, un’autovettura Fiat 500 imbottita di esplosivo e posteggiata accanto all'autovettura blindata del noto boss Antonino Imerti, classe 1946, cognato di Domenico Condello, veniva fatta esplodere con comando a distanza. La deflagrazione aveva provocato la morte di tre persone, Umberto Spinelli, Vincenzo e Angelo Palermo - guardie del corpo del boss originario di di Fiumara di Muro - ed il ferimento di quest'ultimo e di Natale Buda, persona che notoriamente svolgeva la mansioni di autista del capobastone. Il 13 ottobre, a soli tre giorni di distanza, in via Mercatello del rione Archi e cioè nel cuore del suo regno, veniva ucciso Paolo De Stefano, capo incontrastato dell’omonima famiglia. Assieme a lui cadeva il fido picciotto Antonino Pellicanò. I due, che si trovavano in stato di latitanza, stavano viaggiando a bordo di una moto intestata a Bruno Saraceno (classe 53), affiliato al clan destefaniano e più volte segnalato quale autista di Orazio De Stefano nel periodo della latitanza di quest’ultimo. I due gravi fatti di sangue avevano segnato la clamorosa rottura dell'unità della cosca De Stefano con le federate famiglie dei Condello e dei Fontana, ed il conseguente loro transito nelle fila del gruppo facente capo ad Antonino Imerti che, seppur originario di Fiumara di Muro, aveva da tempo trasferito il suo centro di affari - leciti ed illeciti - nel più prosperoso centro di Villa San Giovanni. Quest’episodio rappresenta l’inizio della “carriera criminale” di Domenico Condello nelle file del nuovo “federamento” anti – destefaniano detto degli imertiani.
A seguito di tale episodio delittuoso veniva colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa in data 21 ottobre 1985, per il reato di duplice omicidio, porto e detenzione abusiva di armi ed altro. Il 30 luglio 1986 veniva colpito da un mandato di cattura emesso dal giudice istruttore presso il Tribunale di Reggio Calabria per duplice omicidio ed altro. Ed ancora, l’11 ottobre 1986 veniva colpito da un mandato di cattura emesso dal giudice istruttore del Tribunale di Reggio Calabria per associazione di tipo mafioso e il 7 dicembre del 1990 dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria per inosservanza degli obblighi impostigli, a seguito di scarcerazione per decorrenza dei termini della custodia cautelare, per associazione di tipo mafioso ed altro. Il 22 maggio 1992, altro ordine di carcerazione emesso questa volta dalla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria, dovendo espiare la pena di 6 anni , 1 mese e 17 giorni di reclusione per associazione mafiosa.
Il 13 aprile 1993 veniva colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio gip di Reggio Calabria, per associazione di tipo mafioso ed altro, mentre l’ordine di carcerazione della Procura Generale di Reggio Calabria, perchè condannato alla pena dell’ergastolo per omicidio, venne emesso il 25 marzo del 2004.
Le recenti operazioni concluse dall’Arma sul capoluogo reggino (indagini Meta, Lancio e Reggio Nord) che hanno interessato gli affiliati alle cosche “Condello” e “De Stefano - Libri”, tra cui lo stesso Domenico Condello, hanno confermato le sinergie criminali, nel corso del tempo instauratesi e consolidatesi tra le consorterie, in passato sanguinosamente contrapposte ed oggi nuovamente federate per privilegiare il perseguimento di obiettivi illeciti condivisi. In tal senso, particolarmente significativa è risultata l’accertata costituzione di un organismo decisionale unitario, al vertice del quale era stato posto Pasquale Condello, coadiuvato da Giuseppe De Stefano, il cui ruolo di raccordo era svolto proprio da Domenico Condello e Pasquale Libri, allo scopo di assicurare il rispetto delle regole elaborate e la ripartizione dei proventi tra le diverse locali del capoluogo. Durante la sua latitanza, Domenico Condello ha continuato a gestire con autorità le strategie della cosca di riferimento, imponendo la propria leadership sui diversi gruppi criminali del capoluogo nella ripartizione delle attività criminali tra le diverse cosche locali. L’intervento andrà pertanto ad incidere in maniera significativa sulle dinamiche evolutive della ‘ndrangheta reggina, ponendo fine all’ascesa del Condello, ormai proteso ad estendere la propria influenza criminale anche al di fuori della città. Fatti recenti, fonte Wikipedia, il 16 marzo 2006 scatta l'Operazione Vertice con 33 arresti di persone legate ai Condello tra cui Alfredo Ionetti un imprenditore di Reggio Calabria. Il 26 luglio 2007 con l'operazione Bless dei Carabinieri vengono arrestate 24 persone tra cui presunti esponenti della cosca Condello. Il 18 febbraio 2008 un blitz congiunto del ROS e del GOC (Gruppo Operativo Calabria) presso il quartiere Pellaro di Reggio Calabria, ha portato all'arresto di Pasquale Condello, del nipote Giandomenico Condello del genero e di un'altra persona. Il 22 aprile 2008 vengono sequestrati ad Alfredo Ionetti, "cassiere" della cosca beni per 50 milioni di euro.
Il 22 maggio 2010 Domenico Condello è posto agli arresti domiciliari a causa di una richiesta di misura cautelare a seguito delle denunce sporte dalla ex convivente. I reati contestati sono stalking, minaccia e maltrattamenti in famiglia. Il 23 giugno 2010 i carabinieri compiono 42 arresti in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna nei confronti di presunti esponenti dei Condello, e dei De Stefano-Libri, accusati di associazione mafiosa ed estorsione. È stato arrestato anche Cosimo Alvaro, figlio di Domenico, membro dell'omonima 'ndrina e membri dei Rugolino di Reggio Calabria, i Buda-Imerti di Villa San Giovanni, gli Italiano di Delianuova, gli Zito-Bertuca di Fiumara di Muro e i Creazzo di Scilla. Sono stati sequestrate oltre 20 imprese, centri sportivi, appartamenti e terreni. Grazie all'operazione viene confermata la presenza di una cupola nella gestione degli affari illeciti del reggino con a capo Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri. Il 13 marzo 2012 scatta l’operazione ‘Lancio’. I Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito 18 provvedimenti di fermo emessi dalla direzione distrettuale antimafia, nei confronti di indagati per associazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale ed intestazione fittizia di beni, aggravati dalle finalità mafiose. Al centro dell’indagine, il circuito di sostegno economico e logistico al latitante Domenico Condello, 56 anni, cugino di Pasquale Condello detto “Il supremo”.Il 10 Ottobre 2012 viene tratto in arresto a Reggio Calabria il super latitante Domenico Condello primula rossa dal 1993. Domanda, regge ancora la pax mafiosa del 1991. Chi è il nuovo capobastone dei Condello? Quali, gli scenari del dopo Condello? Gl’interessi, coincidono con quelli del cartello dei De Stefano-Tegano-Libri? Il Prefetto (Vittorio Piscitelli), il Questore (Guido Nicolò Longo) ed i Comandanti Provinciale dei Carabinieri (Lorenzo Falferi) e della Guardia di Finanza, (Claudio Petrozziello) ecc.coordinati dalla magistratura (procuratore Ottavio Sferlazza), nei prossimi giorni, valuteranno meglio le varie tesi, antitesi, sintesi ed ipotesi. Ma la città di Reggio Calabria, ha ben altre gatte da pelare, dopo lo scioglimento per mafia, del Consiglio Comunale. Nonostante questo grosso successo dei Carabinieri. L’ennesimo. La speranza del trionfo della Giustizia e della Legalità, c’è. Lo Stato pure! Domenico Salvatore
ARRESTATO NEL QUARTIERE DI CATONA, VIA SAN PAOLO, L’ULTIMO PADRINO DI REGGIO CALABRIA “MICU ‘U PACCIU” ALIAS DOMENICO CONDELLO, SUCCESSORE DI SUO CUGINO ‘DON PASQUALE ‘ CONDELLO, ARRESTATO NEL 2008
Deve scontare una condanna all'ergastolo per omicidio passata in giudicato. Inoltre, era ricercato per diverse ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati. Impegnato nello scontro con il cartello dei De Stefano-Tegano-Libri-Zindato-Latella-Ficara-Barreca. Uno scontro titanico, sanguinario e terrificante a colpi di pistole, lupare, kalashnikov, bombe a mano, bazooka e mitragliette, tritolo e dinamite che, non risparmiando donne, vecchi e bambini e che, ha insanguinato la provincia, costringendo molti, 'ndranghetisti o vicini ai clan, ad allontanarsi da Reggio. In casa del latitante, sono stati rinvenuti anche dei pizzini, al vaglio della magistratura. Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, si e' congratulata con il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, per l'operazione, eseguita dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Reggio Calabria: ''L'arresto di Condello e' un altro successo nella lotta contro la 'ndrangheta e testimonia come le Forze di polizia e la Magistratura, insieme, stiano facendo un grande lavoro per ripristinare la legalita' in Calabria''. Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA-Lo Stato incassa un altro successo, ma la lotta è ancora lunga e piena di difficoltà. Anche Domenico Condello, meglio conosciuto come ‘Micu ‘U Pacciu’, si è dovuto arrendere. Circondato dai Carabinieri del Comando Provinciale, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, dal ROS e dal SECC. Non ha opposto resistenza, era disarmato ed anzi ha fatto pure i complimenti alle forze dell’ordine, che lo avevano circondato, mentre stava facendo rientro nel suo rifugio. Conferenza stampa super-affollata, come non mai, per la cattura di un latitante. Presieduta dal procuratore capo della Repubblica pro tempore, Ottavio Sferlazza, che ha fatto i complimenti ai Carabinieri:” Questi uomini che indossano la divisa con il loro senso di legalità hanno ridato dignità alle istituzioni democratiche che negli ultimi tempi appaiono sempre più spesso vulnerate da scandali e sprechi.
Questo arresto, influenzerà le dinamiche successive della criminalita' organizzata. Se ci potranno essere reazioni da parte delle cosche? Tutto è possibile, ma allo stato non abbiamo alcun elemento per poter dire una cosa del genere". Il procuratore capo della DDA, f.f. ha pure rivolto un ringraziamento al suo predecessore, Giuseppe Pignatone, adesso a Roma. “Questo arresto è anche merito suo". Il comandante del Ros, generale Mario Parente, non si è nascosto le difficoltà nelle indagini: “Hanno richiesto una capacità tecnica frutto di un'esperienza consolidata". Ha parlato in conferenza stampa, anche il comandante provinciale dei carabinieri, Lorenzo Falferi; ed a seguire l'ex comandante del Ros di Reggio, tenente colonnello Stefano Russo, adesso a Roma, che ha condotto le indagini con "una metodologia che non conosce scorciatoie, ma fatica e sacrificio". Il nuovo comandante pro tempore del Ros, capitano Leandro Piccoli, ha illustrato i particolari della cattura. L’ufficiale del ROS, ha spiegato che i Carabinieri abbiano deciso di intervenire quando si sono resi conto che Megale, individuato come uno dei nuovi fiancheggiatori del latitante dopo gli arresti eseguiti nei mesi scorsi, era in auto con Condello. Avuta certezza che il passeggero fosse proprio il latitante, i militari hanno bloccato l'auto e arrestato i due uomini.”. Adesso, al vaglio degli inquirenti, ci sono tutti i documenti trovati nell'appartamento nel rione Catona, tra cui alcuni 'pizzini'. In conferenza stampa, tutta una serie di domande, alle quali, hanno risposto, come hanno potuto, il Procuratore ed i Carabinieri. Su alcune altre hanno celiato e su qualcheduna, ironizzato, se non satirizzato. Sebbene, in buona sostanza, l’incontro sia stato proficuo, prodigo di risposte esaurienti ed esaustive. Com’è nello stile dell’Arma Benemerita. Il procuratore Sferlazza, ha fatto i complimenti al nuovo comandante provinciale Lorenzo Falferi, che nonostante il breve periodo di “regno” sta incassando una serie di successi a dir poco straordinari. Senza rulli di tamburo, né squilli di tromba.Uno dietro l’altro. Coincidenza, ma anche acume tattico, senso di squadra e capacità di sintesi. Si è parlato tra le righe, in conferenza, di un errore del ‘grande latitante’.
Un luogo comune per avallare il valore dell’impresa. Benchè nessuno voglia sminuire o ridimensionare. Semmai enfatizzare. Visto che si trattava, dopotutto, del latitante “numero uno” della ‘ndrangheta, che aveva voce in capitolo sulla “Provincia”, organo supremo di autogoverno, dell’intera Piovra calabrese. La verità è che il capobastone, non può mai abbandonare il territorio, coma ha detto il capitano Piccolo. Perderebbe la faccia e con essa, il prestigio ed il potere. Può succedere di scivolare sulla classica buccia di banana. Un incidente di percorso, insomma potrebbe pur sempre accadere. Tra le domande fatta al Procuratore ed ai Carabinieri, anche quelle concernenti, la possibilità di un supporto “tecnico” di cui avrebbero beneficiato gl’inquirenti; tipo, uno spiffero, una soffiata, l’aiutino di un pentito dell’ultima ora. Ma l’illazione è stata smentita in maniera ufficiale. “Giùllemani dalla cattura! Sarebbe tutto frutto delle indagini tradizionali e quelle ‘moderne” con il contributo della tecnologìa. Il successo, non arriva mai per caso. Niente coincidenza, casualità, fatalità. Giorni, settimane, mesi, anni di faticose indagini, spesso vanificate all’ultima ora da un ‘niente’. Un largo spiegamento di forze. Una sinergìa fra i vari corpi, ben amalgamati. Domenico Condello, si legge nel comunicato ufficiale dei Carabinieri, è stato catturato ieri sera 10 ottobre 2012, tra via Sabauda e via Figurella nel quartiere di Catona, ex sede di Comune, mentre effettuava uno spostamento a bordo di un’automobile, condotta da Roberto Megale, 28 anni; a sua volta tratto in arresto per procurata inosservanza di pena. Una cattura importante che ha richiamato in città la presenza di due generali dell’Arma: Mario Parente, comandante nazionale del ROS ed il suo collega Adelmo Lusi, comandante della Legione Calabria. Condello, era ricercato in campo internazionale per l’arresto ai fini estradizionali. Il Procuratore Sferlazza, ha chiarito che, dopo l’arresto di suo cugino, Pasquale Condello, inteso “ Il supremo”, Domenico Condello avesse assunto la guida del clan e del cartello, dirigendone gli affari, compresi: il traffico di stupefacenti e di armi, infiltrazione negli appalti, nel controllo del racket delle estorsioni e via dicendo. La storia della cosca Condello si intreccia con la storia delle guerre di mafia a Reggio. Nella seconda metà degli anni ‘80 i Condello-Imerti si staccarono dal clan De Stefano (uscito vincitore dalla prima guerra combattuta contro il clan Tripodo, contrario ad immettersi nel traffico di droga) cui fino alla metà dei ’70 avevano fatto parte iniziando un sanguinosissimo scontro combattuto a colpi di kalashnikov e autobombe che alla fine lascerà sul terreno più di seicento morti.


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