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Dalla memoria della Shoah la sfida per la pace

Alfano al convegno organizzato dal ministero in vista del Giorno della memoria, nel 70° della liberazione di Auschwitz. Gli interventi di Gattegna e Paserman, la testimonianza di Modiano, l'approfondimento di Pezzetti. Mostra al Vittoriano dal 28 gennaio

Memoria e speranza. Sono le due facce del ricordo della Shoah  - che si celebra il 27 gennaio prossimo, Giorno della memoria - al quale il ministero dell'Interno ha dedicato oggi a Roma nell'aula magna della sua sede didattico residenziale la giornata di studio 'Oltre i cancelli di Auschwitz: i viaggio con la memoria verso la libertà'.   

E' il quarto convegno sulla Shoah organizzato dal ministero nell'ambito del programma nazionale delle celebrazioni, ha ricordato il prefetto Emilia Mazzuca salutando gli alunni di medie e superiori, gli allievi delle scuole di alta formazione pubbliche, delle 5 Forze di polizia, dei Vigili del fuoco, tutti in platea, prima di passare la parola al ministro dell'InternoAngelino Alfano

Quest'anno il convegno ha un taglio particolare, centrato sulla liberazione dei prigionieri dai campi di concentramento e sterminio, nel 70° anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz-Birkenau avvenuta il 27 gennaio 1945.

I giovani studenti, gli allievi futuri operatori delle istituzioni sono i protagonisti dell'evento, al quale hanno partecipato anche i vertici amministrativi: il capo di gabinetto del ministro Luciana Lamorgese, i capi dei dipartimenti delle Politiche del personale e dei Vigili del fuoco Riccardo Compagnucci e Francesco Antonio Musolino

Ai giovani Alfano ha posto una domanda, indicato tre obiettivi e tre 'avversari', da tenere sempre presenti. 
«La pace, raggiunta in Europa dopo la II Guerra mondiale è raggiunta per sempre?». «No» è la risposta del ministro, che ha messo in guardia dal «grande errore di considerarla scontata». 
Insieme alla libertà e alla democrazia, gli altri due valori-obiettivo ai quali è legata, la pace è la sfida che «ogni generazione deve raccogliere mettendo in campo tutta la sua energia» per combattere tre «avversari: l'oblio, il silenzio e l'indifferenza», che può generare fenomeni come il negazionismo.
Dalla lezione dei recenti attentati di Parigi - attualità nel ricordo, evocata a dimostrazione dell'importanza di vigilare sempre contro fondamentalismo e intolleranza - viene una grande lezione politica e morale, ha detto il ministro, ricordando che «il cammino verso quei tre obiettivi non è compiuto». 
Citando il presidente americano Roosvelt e la sua definizione di libertà, che è anche libertà dalla paura, Alfano ha ribadito l'importanza per i paesi, oggi, di «difendere i cittadini da chi alimenta il terrore e la paura», ribadendo la necessità di «distinguere chi prega da chi spara». 

Una 'lettura', quella del ministro, condivisa dal presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) Renzo Gattegna, che ha ringraziato in particolare le Forze dell'ordine per il lavoro a tutela della sicurezza e Sami Modiano, sopravvissuto ad Auschwitz, presente oggi per testimoniare. 
«Ricordare la Shoah», secondo Gattegna, «è importante per continuare a vigilare e poter cogliere eventuali minacce di intolleranza, ancora presenti in Europa, Medio Oriente e Africa, alla nostra società democratica e inclusiva». Senza allarmismi, però. E' possibile, infatti, «convivere pacificamente nel rispetto di ogni identità memori del passato, attenti al presente e rivolti al futuro». 

Questo approccio consente di non «immiserire nella ritualità la celebrazione», come ha ammonito Leone Elio Paserman, presidente della Fondazione Museo della Shoah che ha realizzato per il 70° della liberazione di Auschwitz una mostra al Vittoriano di Roma (28 gennaio-15 marzo). «La memoria rende liberi», ha detto ai ragazzi Paserman, ed «è premessa e condizione per la nostra libertà, ma va corroborata con la conoscenza»: dei documenti, delle testimonianze.

La liberazione

Grazie al racconto di Modiano sulla deportazione degli ebrei di Rodi e dei suoi mesi ad Auschwitz, e ai documenti mostrati e spiegati dallo storico Marcello Pezzetti, direttore scientifico della Fondazione, si scopre che la liberazione è stata un lungo processo, dall'estate del 1944 al '45, sconvolgente per gli stessi liberati che avevano perso tutto, legato al progressivo accerchiamento del III Reich da parte delle forze alleate Usa, inglesi e russe. 

Liberando i campi di concentramento e di sterminio gli eserciti alleati scoprirono le prove dell'orrore che i nazisti in ritirata non erano riusciti a cancellare: camere a gas, crematori, baracche, fosse comuni. Sapevano, ma divulgare allora 'non era un obiettivo primario', come rispose a Pezzetti un militare intervistato.

Lo dimostra l'esistenza di un filmato realizzato dal regista inglese Alfred Hitchcock nell'estate del '45 con il girato delle truppe alleate che entravano nei campi e riprendevano l'inimmaginabile. Quel filmato, trasmesso nel 1997 da Mixer e in questi girni su Raitre, è stato proiettato in aula dopo gli interventi, presentato dal direttore di Rai World Paolo Corsini

Nel '45 Churchill, ha spiegato Corsini, non volle trasmetterlo. L'Europa stava dividendosi di nuovo, e il vecchio nemico, la Germania, ora era un importante baluardo contro il nuovo pericolo, la Russia.

Le immagini mostrate oggi sono state accompagnate da brani letti da Francesca Gatto.  


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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
il Corriere dell'Informazione 

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