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Se c'è un esilio la solitudine albeggia nella nella nostra anima

Se c'è un esilio la solitudine albeggia nella nella nostra anima
di Pierfranco  Bruni


L'esilio cercato, voluto custodito amato. La solitudine raccolta avvolta disegnata nel proprio sguardo. Oltre le metafore c'è la vita e la vita raccoglie nel suo scoglio questi due cerchi per custodirli nella solitudine.
La solitudine può essere una cosa buffa ma può anche essere il raccontarsi tutto ciò che non si è raccontato.
L'esilio può leggersi come un tentativo di ritrovare ciò che era sfuggito in una fuga senza pretese ma anche un navigare indisturbato nella propria anima.
L'esilio e la solitudine ci camminano dentro sino all'ora in cui nell'orto di Getsemani ci giunge un bacio all'improvviso e ci si rende conto che il gioco è giunto al termine. Si finisce con un tradimento. Un bacio che condanna. Un bacio può condannare conducendoci lungo l'ultimo fiume e l'ultima traversata non è  quella del deserto ma quella del vento e  vi porterà verso "la gloria"? Potrebbe esserci dell'assurdo. Ma l'assurdo, in questo caso, è semplicemente una categoria. Comunque viviamo dentro gli assurdi inevitabili. Ogni assurdo è inevitabile.
Si tenta di incolpare sempre l'altro per giustificare e non condannare noi stessi. Questo è. Il punto decisivo di ogni cammino nella vita. Giobbe ci h lasciato questa pregnante testimonianza. Nonostante si tenta una fuga oltre gli dei. Quando Giuseppe Berto giunse in Calabria abitò le lontananze della storia e si mise a misurare la distanza tra la terra di Pitagora e di Ibico con quella delle Sirene e delle maschere pirandelliane.
Il metro di misura era dato nel momento in cui dall'isola si vede um accendersi di luci. In quell'istante il mondo suo metafisico ha toccato la visione altamente sublime dell'accordo tra il tempo storico e la metafora del tempo.
Non basterà aver superato il labirinto e l'attesa del male do vivere. L'esilio e la solitudine, a volte, diventano, i fari che che lasciano sfere illuminanti lungo le striature delle onde.
La vita non è né un viaggio improvvisato tanto meno una fuga studiata a tavolino. È completa improvvisazione dentro la ragnatela della provvisorietà. Forse sarà l'ironia a salvarci. O semplicemente avere la forza di dimenticare.
Bisogna poter dimenticare, ma  anche il raccontabile, attraverso il ricordo,  è già troppo.                  
La solitudine ci intigra e nel nostro esilio non resteremo mai in silenzio e inconsapevoli che oltre il mate c'è una nuova terra.



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT

Cell.: +39 338 10 30 287
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