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RAI5: "IL GABBIANO" DI CECHOV CON ANNA PROCLEMER

È uno dei testi teatrali più noti e rappresentati di sempre; i personaggi della giovane Nina, della madre attrice Irina, dello scrittore Trigorin sono stati incarnati in tutto il mondo dai maggiori attori di teatro, in messe in scena memorabili. È “Il gabbiano” di Anton Cechov, che Rai5 propone lunedì 7 alle 21.15, nella serata dedicata ai classici del teatro. La messa in scena è quella di Orazio Costa Giovangigli, del 1969, con Anna Proclemer, Gabriele Lavia, Gianrico Tedeschi, Ilaria Occhini e Giancarlo Sbragia.
Il tema del Gabbiano ritornerà in tutti i successivi lavori teatrali di Cechov, come simbolo della tragedia di un'umanità delusa dall'inutilità della vita. Il titolo dell'opera viene da un accostamento simbolico: quello fra l'ignara felicità di un gabbiano che, volando sulle acque di un lago, viene stroncata dall'oziosa indifferenza di un cacciatore, e la sorte di una fanciulla, Nina, che sulle rive dello stesso lago si innamora di un letterato di qualche nome, Trigorin, il quale senza cattiveria, anzi cedendo a una sorta di fatalità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali, la porta via con sé a fare l'attrice, la rende madre di un bimbo che però muore, e la lascia infine tornare distrutta alla casa di una volta. Qui c'è un altro uomo che l'ama da molto tempo, il giovane Konstantin, anche lui scrittore, che sogna l'arte e la gloria. Ma la madre di lui, Irina, un'attrice celebre, disprezza l'inconsistenza delle liriche fantasie che egli va componendo e Nina non vuol saperne di lui. Sicché Konstantin, sentendosi fallito, si uccide.
Questa semplicissima trama, che non è neppure una vera trama, offre a Cechov il pretesto per la rappresentazione di una società di illusi, aspiranti invano a partecipare al gusto dell'esistenza, che li respinge. Cechov sviluppa un modo di portare in scena la vita non attraverso una storia, un intrigo lineare, ma nelle forme di una piatta e stanca conversazione di uomini e donne, ciascuno in preda ai propri tormenti e affanni, i quali più che dialogare fra loro ripetono ciascuno un' idea fissa, la propria angoscia e la propria sconfitta.

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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT

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