Eccellenza Reverendissima,
Ho letto con interesse la Sua lettera alla città.
Viviamo un tempo in cui il futuro sembra una minaccia. Fa paura, inquieta, terrorizza. Siamo portati a credere che staremo peggio di come sono stati i nostri genitori. Il futuro evoca il pericolo.
Giorgio La Pira definiva le città come “beni che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari: i destinatari ultimi di questa eredità sono le generazioni successive. Nessuno ha il diritto di distruggerle: dobbiamo conservarle, integrarle e ritrasmetterle; non sono nostre, sono d’altri. Affermandolo, siamo nella stretta orbita della giustizia: neminem laedere suum unicuique tribuere.”
Bisogna restituire nobiltà all’impegno politico risolvendo, giorno dopo giorno, i singoli problemi alla luce di una visione strategica del futuro. Questo significa amministrare. È fondamentale, dunque, che ogni singolo atto, ogni scelta, ogni iniziativa del Comune sia compiutamente scelta politica non dettata da logiche clientelari ma volta al bene comune.
L’idea che deve animare l’impegno per Reggio è l’idea che ciascuno di noi abbia un nome, non sia solo un numero. Cittadino, non utente. Persona, non codice fiscale. Persone, non categorie di persone. Ciascuno di noi può risalire il filo della propria tradizione culturale per scorgere in questa centralità e dignità della persona l’essenza vera del vivere la città. E il cittadino si sentirà davvero al centro dell’agire amministrativo se riuscirà ad esserne protagonista e “controllore” attraverso gli strumenti del bilancio partecipato, delle assemblee popolari, della trasparenza amministrativa e della rendicontazione sociale.
Le città combattono con il degrado, lo sappiamo. Ma il degrado più grande non sono i muri scritti o i venditori abusivi come vuole una certa retorica della superficialità. Il vero degrado è la solitudine, questa è, forse, l’angoscia principale di un amministratore locale.
È proprio per questo che a Reggio dobbiamo operare affinché la piazza torni di mestiere a fare la piazza e non lo spartitraffico. Perché le strade parlino. Perché il centro sia un luogo di incontro e non solo di attraversamento. Perché la colonna sonora della città siano i passi e le voci, non il clacson e i motori o, peggio ancora, il silenzio.
Allo stesso tempo però, bisogna tornare a educare i cittadini alla bellezza. Questi sono tempi di assuefazione e abitudine al brutto. Reggio, invece, ha un patrimonio di beni culturali, architettonici e botanici inestimabile che va recuperato e valorizzato.
Ma non basta. Tutto questo assume valore se diventa per noi la visione di una città. Se si collega a una concezione forte, oggi davvero rivoluzionaria: l’urbanistica a mattoni zero. Un piano strutturale in cui si dice finalmente basta al consumo di suolo, al cemento su cemento. In cui il verde pubblico diventa patrimonio delle mamme, dei bambini e delle famiglie in un coinvolgimento diretto nella gestione e in un rapporto di prossimità, di vicinanza fisica che porta un giardino a dieci minuti da casa di ciascun cittadino, che porta a rigenerare un parco, per far tornare i reggini a viverlo, a sentirlo proprio.
Educare alla bellezza è una forma di cultura. Cultura non significa solo ricordare ma anche costruire il futuro. Bisogna riscoprire e incentivare le biblioteche cittadine, perché portare un bambino a leggere un libro significa non essere cittadini di un museo a cielo aperto ma di una città che investe in cultura e futuro; significa educarlo a valori come lealtà, bontà, onestà, giustizia, solidarietà, sacrificio e quindi significa sottrarlo ai tentacoli della ‘ndrangheta. Senza paura.
E senza paura si costruisce un modello di gestione del sociale che vede in primo piano l’associazionismo, il volontariato, il mondo variegato del Terzo Settore, il coinvolgimento attraverso lo sport. Sostenendo le esperienze che nella società lasciano un segno di speranza, d’impegno quotidiano rivolto a chi rimane indietro, a chi è più debole affinché nessuno resti indietro, affinché i diritti dei deboli non siano deboli. Una città finalmente solida e solidale.
Una città funziona ed è solida se “esistono” e funzionano gli asili nido, se si abbattono le barriere architettoniche, se funzionano i servizi pubblici essenziali.
Le risorse ci sono e vanno ricavate, ad esempio, dai fondi comunitari, dai progetti ministeriali, dal Decreto Reggio, dai tagli ai costi della politica.
Anche se la radice è diversa, la parola amministrare comprende ed estende la voce del verbo amare. Puoi guidare un paese solo se lo ami. Puoi amministrare un territorio solo se vuoi bene alle persone che lo vivono, solo se gli amministratori sono in grado di dare l’esempio.
La politica è qualcosa di più alto di quello che abbiamo conosciuto negli ultimi anni e che stiamo conscendo e se dovessi scegliere cosa volere per il futuro immagino una città che non si vergogna dei propri rappresentanti e una classe politica che torna a guardare negli occhi le persone e dice “io, per un periodo di tempo, mi metto in gioco insieme a te e cerco di rappresentarti”.
C’è già una Reggio che crede in questa politica, una Reggio che è ricca di entusiasmo, che ha voglia di mettersi in gioco e assumere su di se la sfida del cambiamento, si tratta semplicemente di renderla protagonista.
Credo nella politica con lo spirito di chi osa, con l’entusiasmo di chi ci prova, con la responsabilità di chi ci crede e vuole riportare Reggio ad essere una città “normale”.
C’è un futuro da costruire, adesso, ed è per questo che, nella qualità di persona che si propone a guidare Reggio verso questo cambio di passo, mi piacerebbe incontrarLa per confrontarmi di persona e approfondire i temi più critici della città.
In un tempo segnato da crolli, coltiviamo la nostalgia per i costruttori di speranza.
Cordiali saluti,
Avv. Giuseppe Falcomatà
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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