L’Europa non è un “concetto”. È una tradizione antica nell’attualità
di Micol Bruni
Jacques Le Goff, in Il Medioevo. Alle origini dell’identità europea, si pone (e ci pone) alcuni interrogativi chi sono tuttora alle radici di un dibattito tra modernità e modernismo, tra tradizione e progresso, tra concetto di razza e concetto di nazione. Si parte dal Medioevo e si giunge sino ai nostri giorni. In un altro suo volumetto dal titolo: L’Europa medievale e il mondo moderno aveva scritto: “L’Europa ha un eredità ecologica. Anche qui, la modernità non è altro che accellerazione di una tradizione.”
Il concetto di tradizione, dunque, è antico ed ha attraversato i secoli e le epoche. La tradizione è un eredità che vive quotidianamente nel tempo e si decodifica grazie ad una memoria che ci trasporta in una appartenenza. Nel Medioevo c’è una umanità colorata. Ci dice Le Goff. E aggiunge: “Prima di essere sommersi, nei tempi moderni, dal grigio, da un marrone e da un nero incolore, gli Europei crearono nel Medioevo un umanità colorata, che oggi rinasce”. Si attraversano tutti i secoli e il Medioevo è dentro la cultura dei secoli perché occupa spazi nella civiltà dell’uomo. In quella civiltà che ha formulato modelli e ha formato coscienze.
Ogni epoca, indubbiamente, lascia la sua storia ma il Medioevo consegnato quelle eredità di cui ancora oggi si discute. Dopo le appartenenze e le eredità greche quelle medievali restano punti cercati. D’altronde lo stesso Le Goff riconosce alla civiltà greca quei valori fondamentali che hanno formato gli europei. Ma questo viaggio è una costante nella coscienza dei secoli. Il diciannovesimo secolo “è soprattutto il secolo dell’esplosione del nazionalismo”. Scrive Jaques Le Goff in L’Europa Medievale ed il mondo moderno.
Questa esplosione diventa una sfida e Le Goff la fa risalire al Medioevo considerandola “la prima malattia dell’Europa moderna.” E lo scarta tra nazionalismo che viene ad essere considerato una malattia. E a questa si lega, secondo Le Goff, “quella del risorgere del razzismo e delle esclusioni.” Un tema importante che pone in discussione l’eredità dell’Europa che passa attraverso l’idea portante della tradizione. Ma il diciannovesimo secolo si apre sul movimento che è culturale ma è anche politico: il romanticismo il quale disegna un percorso verso la maturità favorita dai nuovi assetti dati dalla rivoluzione industriale.
Annota Le Goff: “Il mondo moderno è il mondo di oggi e di domani. E con questo che bisogna confrontare le strutture ,le tradizioni, la civiltà europea vecchia di almeno venticinque secoli”. La scelta, comunque, non si gioca per, L’Europa, sul banco di prova tra tradizione e modernità. Infatti una scelta per l’Europa “Consiste nel buon uso delle tradizioni, nel ritorno alle eredità come forza di ispirazione, come punto d’appoggio per mantenere e rinnovare un’altra tradizione europea, quella della creatività”.
Una delle chiavi importanti per capire il ruolo della tradizione e il rapporto tra la tradizione e la modernità è indubbiamente una penetrazione storica, culturale, civile dentro la civiltà del mondo medioevale. Sempre Le Goff afferma: “Gli europei si abituarono ad essere eredi e scolari: ma appresero anche a distinguere consapevolmente (a partire perlomeno dal XII secolo) tra antichi e moderni. Il Medioevo non conobbe l’idea di progresso, ma si sforzò – nel campo delle pratiche così economiche come intellettuali, ma anche nella vita morale – di far meglio, mediante sia il miglioramento che la crescita. Cercò la via alla perfezione in un orientamento dal basso verso l’alto (il cristianesimo è una religione celeste ) ,e nell’allargamento dei suoi orizzonti terreni (conquista del suolo e padronanza del mare ) e in un’interiorizzazione via via più accentuata della vita personale e sociale, professionale e spirituale” (Il Medioevo alle origini dell’identità europea).
Il Medioevo fu caratterizzato da due grandi poteri. La chiesa e l’impero. Questi due grandi poteri, questi poteri contraddistinsero non solo in termini reali un’epoca (che segnò inevitabilmente le civiltà successive) ma anche in termini simboli. D’altronde c’è una fiorente letteratura che racconta epigoni e leggende dell’uomo medievale. La ragione e il sentimento ebbero una loro energica esplicazione.
Ancora Le Goff che aggiunge: “nel secolo XII, il pensiero medievale aveva raggiunto un alto livello d’equilibrio tra la fede e la ragione; e fu appunto da quest’equilibrio che nacque in Europa la tradizione della ricerca di un armonia tra il cuore e la ragione”. Il Medioevo come epoca di transizione certamente tra modelli di cultura ma soprattutto un’epoca che ha permesso risvolti di grande ampiezza. In questi risvolti c’è l’equilibrio intellettuale. Ma il Medioevo resta un epoca di iniziazione.
L’idea di nazionalità è un evento importante e significativo che apre prospettive notevoli. L’idea di nazionalità si lega alla nascita degli stati moderni. Attraverso questi due luoghi del pensare e del pensiero si è data vita a quella che Henr Hauser ha chiamato “rivoluzione morale”. Ma è proprio il sentire della nazionalità e la formazione di una concezione moderna degli stati che aprono un dibattito sulla funzione che ancora oggi ha la tradizione.
Il Medioevo non solo conserva una eredità ma trasforma questa eredità in tradizione e lo fa proprio nel momento in cui si parla di modernità e di progresso. L’eredità del Medioevo è l’Europa. Perché “L’Europa non è vecchia è antica? Il mondo non è moderno, è attuale. La tradizione, se ben utilizzata, è una risorsa” (Le Goff).
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