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Il Presidente Raffa sulla lettera alla città di mons. Giuseppe Fiorini Morosini

<<SOLO UNA CLASSE POLITICA CHE ANTEPONE IL BENE COMUNE ALL’INTERESSE DI PARTE PUO’ IPOTIZZARE CHE REGGIO CALABRIA   ABBIA INTRAPRESO LA STRADA PER   DIVENTARE UN NUOVO MODELLO DI POLIS >>
                                                                    
                                                              Di Giuseppe  Raffa
Il senso dello Stato e l’etica della politica. Un tema quasi dimenticato dal cittadino di una società caratterizzata da gravi tensioni sociali, civili e politiche.  Al senso dello Stato si richiama mons.  Giuseppe Fiorini Morosini, l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova,  nella sua recente “lettera  alla città”.  Il suo invito alla riflessione è quanto mai  attuale ove si consideri  la grave crisi economica e sociale  in cui è sprofondata la più grande città della Calabria.  Il richiamo del presule giunge dall’attenta analisi di una società che sembra abbia perso quegli antichi valori, come il rispetto degli altri e la solidarietà, che in passato hanno rappresentato la vera forza di un popolo chiamato nella sua millenaria storia a superare momenti di grande difficoltà. Il dibattito sul senso dello Stato è una costante delle varie civiltà che hanno accompagnato l’uomo nel corso dei secoli. Per avere un’idea  su un tema  così  attuale  basta ricordare Platone  per il quale lo stato ideale è perfetto se ordinato secondo l’idea del bene comune che poi contribuisce alla creazione del bello. Bene comune e bellezza, a mio avviso, si realizzano solo attraverso il sentimento dell’amore (quello vero per questa terra e per la sua gente) che, analizzando il protagonismo della quotidianità, sembra non appartenere più alla politica che preferisce l’olimpo all’agorà. Si consuma così il distacco tra i cittadini e la classe politica preposta al governo del territorio.  Un fenomeno che genera la società dei privilegi, della contrapposizione, dell’individualismo, della sfiducia nei confronti dello Stato, della sempre più precaria coesione sociale. Il cittadino globale ritorna allo stadio anomico, alla giungla. Insomma, come scrive il presule della Chiesa reggina,  siamo di fronte  alla diffusione di “modelli antisociali, anti statali e contro il bene comune: abusivismi di vario genere, mancanza di rispetto delle regole di convivenza, evasione contributiva e fiscale, accesso a benefici non spettanti, corruzione, favoritismi, raccomandazioni, prevaricazioni, truffe finanziarie, omertà, indifferenza”.  Fattori che costituiscono l’humus propizio alla nascita e al radicamento di fenomeni degenerativi  come la ‘ndrangheta, diventata  ormai  un vero e proprio cancro  che, in alcune aree della provincia, resiste all’azione degli  anticorpi sociali.  A questo punto come non condividere il pensiero del Metropolita quando sostiene la necessità di una maggiore coerenza tra la nostra fede e i comportamenti nella vita di tutti i giorni? Il cristiano, il cattolico, ancorché stimolato dalla voglia dell’impegno politico, non può chiudere gli occhi davanti a comportamenti   che di fatto producono il vantaggio del singolo ai danni della collettività: neanche quando il protagonista è un collega di partito o il componente di  un segmento dell’ elettorato amico. L’etica della politica non può, assolutamente, ridursi ad uno slogan, alla solita litania da convegno, mentre nei fatti si adottano comportamenti   contrari sia alle regole morali sia alle norme che stanno alla base della pacifica convivenza.  Uno degli antidoti al decadimento politico, secondo me,  si chiama  primato della società civile che, liberando creativa socialità di fronte allo strapotere e all’incapacità di chi amministra la cosa pubblica, diventi  strumento dinamico teso a rafforzare  il senso  della responsabilità personale  e farla così  trasformare in garante di una maggiore partecipazione democratica.  L’invito a progettare il futuro e la scommessa sulla speranza non sono certo dei riconoscimenti che mons. Fiorini Morosini fa per legittimare questo o quel politico, questo o quello schieramento, quanto piuttosto un  richiamo al senso di responsabilità di quanti “trovano nella fede cristiana un’ulteriore spinta alla partecipazione”. Ma non in senso farisaico,  di cui Reggio, purtroppo, è vittima.  La politica da tempo ormai è chiusa in una torre eburnea che impedisce di  comunicare con il cittadino il quale, poi, attraverso non certo disinteressate casse di risonanza, viene bombardato di messaggi mendaci.  E’ indispensabile rigenerare la società attraverso un’azione pedagogica  in grado di  diffondere, soprattutto tra le giovani generazioni, la cultura della legalità, della solidarietà, dell’eguaglianza e della giustizia sociale.  Solo quando il tessuto sociale  uscirà dallo stato di narcosi in cui è stato ridotto da piccola o grande illegalità, solo quando la classe politico – amministrativa anteporrà il bene comune all’interesse di parte, possiamo ipotizzare  che Reggio Calabria  abbia intrapreso la strada per diventare un nuovo modello di polis. 



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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